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UNA DIMENSIONE NUOVA DELLA MISSIONE

L’insegnamento nel seminario di Bissau

È indubbio che la chiesa in Europa, oltre alla crisi, chiamiamola, di fede, sta vivendo anche una crisi vocazionale molto grande. Non occorre andare molto lontano per vedere come si stanno ridimensionando i numeri dei seminaristi della teologia nelle nostre diocesi italiane e europee. L’esperienza missionaria, andando oltre gli orizzonti a cui siamo abituati, spinge a riconoscere l’azione dello Spirito in realtà diverse dalla nostra, con altre bellezze e con altre problematiche e difficoltà. Per il secondo anno consecutivo sono stato nel seminario maggiore “Dom Settimio Arturo Ferrazzetta” a Bissau, seminario interdiocesano che accoglie i filosofi e i teologi delle due diocesi di Bissau e Bafatà (18 studenti) più alcuni religiosi, in tutto circa 25. Ho passato là 40 giorni come docente in 3 corsi intensivi: Vangelo di Giovanni agli studenti dell’ultimo anno,  Greco biblico e Storia di Israele ai giovani in filosofia. Sicuramente qualcuno si chiederà perché sono andato da Verona per questo servizio? La risposta è molto semplice: perché non ci sono professori sufficienti a coprire l’arco delle discipline. Basta pensare che c’è un solo professore di sacra scrittura che si fa carico di tutti i corsi meno quelli che ho detto, e un altro sacerdote a Roma sta facendo il dottorato. A Verona abbiamo tutti i professori e sono in riduzione gli studenti, a Bissau e in altre giovani chiese hanno i giovani e mancano i professori. È una dimensione nuova della missione quella in cui mi sono venuto a trovare un po’ per caso, per una richiesta nata da una conversazione fatta qualche anno fa con mons. Pedro Zilli, vescovo di Bafatá, poi deceduto per Covid. Passata la burrasca della pandemia ho ripreso la cosa, anche in memoria di mons. Zilli, e al Centro Missionario si è pensato che si presentava una nuova forma di vivere la missione senza impegno pastorale diretto, senza impegno in opere sociali ma nella formazione dei preti.

Come sempre la missione è un andare e un venire, un donare e un ricevere, un entrare in una cultura che è sempre nuova, per quanto la si conosca, un incontro con l’altro nella persona di Gesù. Così ho cercato di convivere con l’equipe dei formatori dei quali uno dirige un liceo con 1000 studenti, altri due conducono pure parrocchie, comunque tutti sono impegnati in parrocchia. Il primo aspetto che voglio sottolineare è stata l’accoglienza dei sacerdoti del seminario: ho vissuto l’esperienza di sentirmi in casa, accolto con gioia e libertà, fratello a tutti gli effetti. Il secondo aspetto è stata la condivisione delle attività nel seminario dalla messa del mattino fino ai vespri e alla compieta della sera, partecipando a tutti i momenti di preghiera. Ho cercato di condividere la quotidianità dei giovani, di essere disponibile a qualche richiesta che proveniva dallo studio e non solo, così ho vissuto un nuovo modo di vivere la missione che valorizza soprattutto la condivisione.

Poi viene la causa per cui sono andato, che è l’insegnamento in regime intensivo. Basti pensare che in Guinea Bissau non esiste una libreria e possiamo capire molte cose. Come fanno i giovani a studiare? C’è la biblioteca del seminario e c’è internet, quando c’è. Fanno molta ricerca con il cellulare (rari quelli che hanno il computer), in un corso intensivo le dispense che si possono fare sono qualche foglio sintetico, le fotocopie sono una difficoltà e costano. Nonostante i problemi ho incontrato molto interesse e partecipazione alle lezioni, momenti di condivisione e di scoperta. Nel corso di Storia di Israele quando abbiamo studiato la vita tribale ho chiesto come era la vita nelle etnie da cui provenivano facendo un confronto con la scrittura: in questo caso l’arricchimento culturale è stato più mio, per loro la bellezza di vedere come la realtà tribale biblica si avvicinava ad alcune loro realtà etniche.

Per due volte sono andato nella diocesi di Bafatá per incontrare l’equipe veronese che lavora là (don Lucio Brentegani, don Andrea Mattuzzi, Flora Massari e Giulio Leso, don Jacopo Campagnari era in vacanza in Italia), un fine settimana in gennaio e 10 giorni dalla fine delle lezioni all’inizio degli esami. In questo secondo momento abbiamo avuto l’occasione di fare una condivisione molto bella e fraterna in vista di una revisione e della progettazione del futuro.

Don Dario Vaona

Vice direttore CMD