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IN QUEI VOLTI, LA TRASFIGURAZIONE

La visita di don Dario Vaona alla missione di Namahaca in Mozambico

 

 

Dopo un viaggio a dir poco rocambolesco nel quale ho letteralmente attraversato l’Africa in largo e in lungo partendo da Bissau dov’ero per l’insegnamento nel seminario diocesano, sono arrivato in Mozambico alla missione di Namahaca. Ero già stato più volte in questa missione veronese ma sempre in tempo di siccità. Ora è il tempo delle piogge e mai avevo trovato le strade ridotte in questo stato: buche che sono spesso voragini, asfalto rovinato, banchina del tutto assente soprattutto nelle strade sterrate. L’equipe missionaria veronese è costituita da 3 sacerdoti (don Fabio Gastaldelli, don Francesco Castagna e don Luca Composta arrivato nel mese di gennaio) e da una coppia di laici (Chiara Campara e Carlo Alberto Manzata da settembre dello scorso anno). Inoltre c’è una comunità di suore africane della congregazione dello Spirito Santo (Sr. Tatiana e sr. Dorcas).

La domenica successiva al mio arrivo ho accompagnato don Fabio alla celebrazione nella comunità di Miadja, abbastanza vicina alla missione, mentre don Francesco è andato in un’altra ben più lontana. Le celebrazioni domenicali nelle comunità sono sempre impegnative e nel tempo di quaresima ancora di più perché alla messa normale si aggiunge la celebrazione penitenziale e qualche parte della celebrazione del battesimo per i catecumeni che riceveranno i sacramenti dell’iniziazione a pasqua. Siamo arrivati alle 8.00 e abbiamo finito alle 12.00, ma pensiamo che molti venivano da lontano avendo percorso dai 15 km in giù per poter partecipare avendo camminato già 1-2-3-4-5 ore. Tutta la gente era già accomodata all’ombra di un grande albero perché nella cappellina della comunità non ci sta più, come nella maggioranza delle comunità il numero dei cristiani è aumentato in questi anni. Per questo la maggior parte delle comunità (ce ne sono 69 attualmente nella parrocchia di Namahaca) sta edificando la propria cappella nuova più ampia, con mattoni di cemento e non più in terra. Dopo aver incontrato i catecumeni (54 giovani e 15 adulti che dopo l’omelia della messa don Fabio ha segnato con l’olio in vista del battesimo per la pasqua) è iniziata la celebrazione penitenziale dove un grande numero di cristiani si è avvicinato al sacramento della riconciliazione. Abbiamo confessato per un tempo lungo. Io ero seduto su una sedia e la gente veniva e si inginocchiava per terra, nella polvere, per confessare i peccati: uomini, donne, giovani dai volti scavati dal sole, dal lavoro e dalla sofferenza. Poi quelle stesse persone sono venute a ricevere l’eucarestia e in quel momento ho vissuto una grande commozione consegnando il corpo del Signore su mani callose e screpolate, vedendo da vicino quei volti non più inclinati in atteggiamento di penitenza ma gioiosi nel ricevere il Signore. Ho visto le rughe che li segnavano, frutto dell’età ma anche di dolore, di tanto lavoro, di tanta sofferenza e discriminazione soprattutto per le donne e ho pensato che il vangelo della trasfigurazione, che avevamo ascoltato, lo stavo vivendo, che quello era il mistero pasquale dove la morte viene vinta dalla Vita, che quello era il corpo reale di Cristo che si alimentava del pane della vita.

Don Dario Vaona

Vice direttore CMD