“LA VOSTRA MISSIONE SIA PER NOI CHE RIMANIAMO UN PUNGOLO”
L’omelia del vescovo Domenico Pompili all’Invio Missionario
Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Siamo tentati di soffermarci talmente su questo chicco, per quanto piccolo, da dimenticare che in realtà la fecondità di questo granello di senape dipende dal terreno. È la terra, l'ecosistema che feconda e fa crescere il seme. La terra, che nella scrittura è un modo per parlare di Dio, che è per definizione ciò da cui tutto viene generato. Ed è perciò a Dio che occorre fare sempre riferimento se vogliamo ritrovare quell'entusiasmo che è necessario per potersi mettere in cammino e per poter essere in missione. La stessa parola entusiasmo etimologicamente fa riferimento proprio all'essere in Dio, esattamente come il chicco di grano che è sepolto, marcisce e cresce. Ora, a me pare che sia qui la ragione per interpretare anche la missione oggi. Scriveva sotto forma di auspicio nella parte conclusiva la Gaudium et Spes: “Il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza.”
A me pare che queste ragioni di vita e di speranza - da cui la fecondità della terra che coinvolge il chicco di grano- siano le radice della missione di oggi come di ieri. Lo prova la storia. È accaduto che la Chiesa abbia ripreso lo slancio missionario delle origini proprio quando l'Europa, dilaniata dai conflitti religiosi, cominciava a prendere lentamente congedo dalla Chiesa.
Proprio in quel tempo in cui la Chiesa stava per essere abbandonata da tanti, ha avuto come un sussulto di vitalità. E proprio qui a Verona, che è sicuramente una delle capitali della missione, è accaduto che tra il XVIII e il XIX secolo si sia percepito come questa maturazione della fede andasse a cogliere il nesso tra ragioni di vita e ragioni di speranza. E ci sono delle figure chiave, sono tante, ma vorrei richiamarne almeno tre: Maddalena di Canossa, Gaspare Bertoni, Nicola Mazza, che fanno finalmente comprendere che il Vangelo non è ancora per la vita eterna, ma è già per questa vita terrena. Il Vangelo, è già il senso, l'orientamento, la prospettiva.
Il Vangelo di Gesù Cristo rigenera qualsiasi terra abitata dalle donne e dagli uomini in cerca di vita e di speranza. Questa missione nasce dunque da un incontro, non è una semplice volontà di fare il bene, e neanche un desiderio ingenuo di umanizzare il mondo. Ciò da cui tutto si sprigiona è l'avere personalmente sperimentato che Gesù Cristo è il segreto per la mia rinascita interiore che non tarda a manifestarsi anche intorno a me, all'esterno.
Non a caso i missionari e le missionarie che oggi si presentano qui per partire riceveranno il crocefisso. Non si parte per portare se stessi, o non si parte per conto terzi. Voi partite per annunciare Lui, il Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani. In un tempo, il nostro, che discrimina, che divide, che contrappone, voi portando il crocefisso andate proprio in direzione esattamente contraria. Portando il Vangelo voi incrociate il cielo e la terra, l'anima e il corpo, questa vita terrena, storica, transeunte e la vita eterna, definitiva, trascendente.
Dopo duemila anni la missione non cambia e si esprime nelle parole autobiografiche di Leone XIV che, non più tardi di giovedì scorso ricevendo i movimenti popolari, si è confidato dicendo ”Come vescovo in Perù sono felice di aver sperimentato una chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze”. E’ quanto anche qui a Verona vogliamo vivere e da qui, da Verona, vogliamo portare in giro per il mondo. Siate dunque missionari di speranza tra le genti e siatene certi: il vostro impegno disinteressato e generoso resta per noi che non partiamo ma rimaniamo qui, un pungolo che ci mette continuamente in discussione, che non ci fa riposare sugli allori della Verona fedele che fu, ma ci costringe continuamente ad aprirci alle grandi questioni del mondo, che reclamano vita e speranza. Infatti, come scriveva San Daniele Comboni, la fede è l'unico mezzo, anche il più sicuro contro la schiavitù perché insegna che la libertà dei figli di Dio è per tutti.

