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Giubileo del mondo missionario e dei migranti

A Roma il 4 e 5 ottobre 2025

GIUBILEO DELLA MISSIONE E DEI MIGRANTI

Cinquanta i pellegrini della Diocesi di Verona che hanno partecipano al Giubileo dei Missionari e dei Migranti, organizzato dal Centro Missionario Diocesano e dal Centro di Pastorale Migranti lo scorso fine settimana. Accompagnati dagli incaricati Francesca Frapporti, don Giuseppe Mirandola, Giuseppe Fiorio, da don Dario Vaona  e da alcuni altri responsabili del mondo missionario veronese, i pellegrini hanno raggiunto Roma nella serata di venerdì 3 ottobre. Sabato 4  hanno partecipato all’incontro con Papa Leone XIV in Piazza San Pietro,  con il passaggio della Porta Santa, domenica 5 alla Messa di chiusura alle 10,30 sempre in Piazza San Pietro. Nei cinquanta anche 3 famiglie dalla Guinea Bissau, giunte appositamente per partecipare all’evento come espressione della cooperazione che da anni lega la chiesa di Verona  con questa chiesa africana. Papa Leone nell’udienza di sabato ha ricordato che  “il mondo cambia se cambiamo, bisogna scegliere se servire Dio o il denaro”, riprendendo il passo del Vangelo letto all’inizio dell’Udienza.   “Il Giubileo apre alla speranza di una diversa distribuzione delle ricchezze, alla possibilità che la terra sia di tutti, perché in realtà non è così”, ha detto il Santo Padre nella  sua catechesi davanti a 30 mila persone arrivate da tutto il mondo. Nel giorno in cui si faceva memoria liturgica del santo di Assisi,  ha ricordato Chiara di Assisi, “una ragazza coraggiosa e controcorrente (…) ai giovani piacciono le persone che hanno scelto e portano le conseguenze delle loro scelte".  E ha proseguito: “Chi non sceglie si dispera. Una delle conseguenze più comuni della tristezza spirituale, cioè dell’accidia, è non scegliere niente. Allora chi la prova è preso da una pigrizia interiore che è peggio della morte. Sperare, invece, è scegliere”. La decisione di Chiara, che “voleva essere come Francesco” e “vivere, da donna, libera”, come quanti lo avevano imitato, “risultò ancora più impressionante”. Quella donna capì “che cosa chiede il Vangelo”, ha fatto notare il Papa, eppure “anche in una città che si crede cristiana, il Vangelo preso sul serio può apparire una rivoluzione”.  C’è dunque da pregare per i giovani, ha concluso Leone XIV, e anche “per essere una Chiesa che non serve il denaro o sé stessa, ma il Regno di Dio e la sua giustizia” e che, “come Santa Chiara di Assisi, ha il coraggio di abitare diversamente la città”.

P.A.

 

 

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UNA NUOVA EPOCA MISSIONARIA

Ecco alcuni passaggi dell’omelia di papa Leone XIV domenica 5 ottobre alla S. Messa di  chiusura del  Giubileo dei Missionari e dei Migranti

 

(…) Fratelli e sorelle, oggi si apre nella storia della Chiesa un’epoca missionaria nuova.

Se per lungo tempo alla missione abbiamo associato il “partire”, l’andare verso terre lontane che non avevano conosciuto il Vangelo o versavano in situazioni di povertà, oggi le frontiere della missione non sono più quelle geografiche, perché la povertà, la sofferenza e il desiderio di una speranza più grande, sono loro a venire verso di noi. Ce lo testimonia la storia di tanti nostri fratelli migranti, il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione: fratelli e sorelle, quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro in cui fermarsi e quegli occhi carichi di angoscia e speranza che cercano una terra ferma in cui approdare, non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!

Non si tratta tanto di “partire”, quanto invece di “restare” per annunciare il Cristo attraverso l’accoglienza, la compassione e la solidarietà: restare senza rifugiarci nella comodità del nostro individualismo, restare per guardare in faccia coloro che arrivano da terre lontane e martoriate, restare per aprire loro le braccia e il cuore, accoglierli come fratelli, essere per loro una presenza di consolazione e speranza.

Sono tante le missionarie, i missionari, ma anche i credenti e le persone di buona volontà, che lavorano al servizio dei migranti, e per promuovere una nuova cultura della fraternità sul tema delle migrazioni, oltre gli stereotipi e i pregiudizi. Ma questo prezioso servizio interpella ciascuno di noi, nel piccolo delle proprie possibilità: questo è il tempo – come affermava Papa Francesco – di costituirci tutti in uno «stato permanente di missione» (Evangelii gaudium, 25).

Tutto ciò esige almeno due grandi impegni missionari: la cooperazione missionaria e la vocazione missionaria.

Anzitutto, vi chiedo di promuovere una rinnovata cooperazione missionaria tra le Chiese. Nelle comunità di antica tradizione cristiana come quelle occidentali, la presenza di tanti fratelli e sorelle del Sud del mondo dev’essere colta come un’opportunità, per uno scambio che rinnova il volto della Chiesa e suscita un cristianesimo più aperto, più vivo e più dinamico. Allo stesso tempo, ogni missionario che parte per altre terre, è chiamato ad abitare le culture che incontra con sacro rispetto, indirizzando al bene tutto ciò che trova di buono e di nobile, e portandovi la profezia del Vangelo.

Vorrei poi ricordare la bellezza e l’importanza delle vocazioni missionarie. Mi rivolgo in particolare alla Chiesa europea: oggi c’è bisogno di un nuovo slancio missionario, di laici, religiosi e presbiteri che offrano il loro servizio nelle terre di missione, di nuove proposte ed esperienze vocazionali capaci di suscitare questo desiderio, specialmente nei giovani.

Carissimi, invio con affetto la mia benedizione al clero locale delle Chiese particolari, ai missionari e alle missionarie, e a coloro che sono in discernimento vocazionale. Ai migranti invece dico: siate sempre i benvenuti! I mari e i deserti che avete attraversato, nella Scrittura sono “luoghi della salvezza”, in cui Dio si è fatto presente per salvare il suo popolo. Vi auguro di trovare questo volto di Dio nelle missionarie e nei missionari che incontrerete! Affido tutti all’intercessione di Maria, prima missionaria del suo Figlio, che cammina in fretta verso i monti della Giudea, portando Gesù in grembo e mettendosi al servizio di Elisabetta. Lei ci sostenga, perché ciascuno di noi diventi collaboratori del Regno di Cristo, Regno di amore, di giustizia e di pace.

 

 

 

 

Missio Verona Onlus

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