«A CUBA CI VUOLE PAZIENZA»

La visita di don Giuseppe Mirandola, che ha accompagnato don Damiano Busselli

 

Dal 14 al 20 dicembre scorsi, don Giuseppe Mirandola, direttore del CMD, ha accompagnato in missione a Cuba don Damiano Busselli, che ha raggiunto don Daniele Soardo e don Simone Zanini nella missione nella diocesi di Pinar del Rio.

  1. Don Mirandola, da quanto tempo non visitava la missione di Cuba?

L’ultima visita risale al gennaio 2020, poco prima dell’inizio del Covid. Sono passati quattro anni, i preti veronesi che allora formavano l’equipe missionaria  (don Dario Ferro, don Gianfranco Falconi, don Gioacchino Gaiga) sono tutti rientrati e si formata una nuova equipe che si è completata con l’arrivo di don Damiano.

  1. Dove operano i missionari veronesi?

Siamo nella diocesi di Pinar del Rio, don Daniele si occupa delle parrocchie di Mariel e Cabanas, don Simone della parrocchia di Guanajai. Essendo vicine, le tre parrocchie, don Daniele e don Simone fanno vita comunitaria a Mariel.  Non sarà così per don Damiano: il vescovo gli affiderà, dopo il necessario periodo di ambientamento e di conoscenza della lingua, la parrocchia di  Bahia Honda, che è  distante dalle altre due.

  1. in quali realtà sociali si inseriscono le parrocchie?

Sono parrocchie popolari, periferiche, dove  la vita è difficile come in tutta l’isola. I nostri sacerdoti fanno attività di evangelizzazione e di promozione sociale. L’evangelizzazione con le messe, gli incontri, la catechesi, i sacramenti, la promozione sociale con le mense per le persone che ne hanno bisogno e altre attività di aiuto. In tutte e tre le parrocchie è attivo il comedor, la mensa, su iniziativa  dalla Caritas di Pinar in co-gestione con la parrocchia, tre volte la settimana, e ogni volta c’è sempre più gente!

  1. Vivere a cuba cosa vuol dire?

Vuol dire avere appena il necessario per sbarcare il lunario, vuol dire fare  la fila per tutto. Ogni  famiglia ha una tessera con la quale va nei negozi per la razione di cibo in base al nucleo familiare: pane, latte, zucchero, carne… e magari quando tocca il tuo turno è finito il prodotto, e quindi domani ci si rimette in fila. Non ci sono medicine, se uno va all’ospedale, deve portarsele. E la gente non ha i soldi per comprarle. Ma anche li avesse, non le trova….

  1. La gente cosa pensa?

La gente a Cuba pensa ad andarsene all’estero, a raggiungere il famigliare che già è là o ad iniziare una nuova vita. Il segretario della parrocchia di Mariel è cambiato 4 volte in un anno per questo motivo. Oggi ci sono, domani sono partiti! È difficile anche fare percorsi pastorali o formare catechisti: partono e si deve ricominciare.  

  1. la gente frequenta le parrocchie?

Poco, sia per la vita che vivono, sia per tutta la propaganda che c’è stata dagli anni ’60 e che ha permeato la società in profondità. La partecipazione alle comunità cattoliche era fortemente disincentivata, addirittura, ci raccontava Laudelina, anziana di 94 anni, dasempre molto attiva nella parrocchia,  tiravano uova o pomodori a chi andava in chiesa. Ai bambini a scuola veniva dato il fazzoletto dei pionieri della rivoluzione, e al ritornello, i bambini dovevano urlare “saremo come il Che”. Ai bambini cattolici veniva tolto il fazzolettone e discriminati. Tutto questo ha allontanato definitivamente i cubani dalla pratica religiosa. Adesso è tollerata, ma la diffidenza del partito rimane. Molti si rivolgono al prete per i battesimi, don Daniele e don Simone ne celebrano di frequente, ma poi tutto finisce li.

  1. quindi come essere missionari?

A Cuba il missionario deve stare particolarmente vicino alle persone, ascoltarle. Si tratta di numeri piccoli, molto piccoli. Le case di missione, che sono case di cattolici dove  si riuniscono persone del vicinato per la preghiera o la lettura della Bibbia e anche per la Messa, con il Covid erano state chiuse e adesso piano piano si stanno riaprendo. Il problema però è sempre lo stesso: fai il percorso  di formazione, si attiva la comunità, si inizia, ma poi dalla sera alla mattina si perde tutto perché la famiglia se n’è andata.

  1. Avete incontrato il vescovo di Pinar del rio…

Si, siamo stati dal vescovo mons. da Juan de Dios Hernández Ruiz, gesuita, che ringrazia molto il vescovo di Verona per il sostegno, la disponibilità a inviare sacerdoti nella sua diocesi (c’è il video su www.cmdverona.it, ndr) e per tutto il lavoro fatto finora.

  1. Delle cose della vita quotidiana, una che l’ha colpita di più?

La mancanza di benzina, per macchine che cadono a pezzi: ogni spostamento deve essere calcolato, programmato in base alla disponibilità di benzina. E anche li, file e file. Insomma, fare il missionario a Cuba ci vuole pazienza, tanta pazienza.

 Paolo Annechini

 

 

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