IL VANGELO DI ANNA

Anna Tommasi di Affi. Dal 2002 in Malawi

Anna Tommasi di Affi. Dal 1960 consacrata nelle FALMI, prima 10 anni in Tanzania, poi 25 anni a Roma e dal 2002 in Malawi. Ha fatto costruire 128 asili, entra nelle carceri, recupera centinaia di ex carcerati. «Diamo futuro a chi l’ha perduto».

 

  1. Anna, cos’è la FALMI?

Sta per Francescane Ausiliare Laiche Missionarie dell’Immacolata, siamo una società di vita apostolica.  Ne ho iniziato a far parte nel 1960, avevo 26 anni. Dal 1968 sono stata in Tanzania per 10 anni, dal 1978 al 2002 sono stata a Roma impegnata in vari servizi della congregazione e dal 2002 sono in Malawi.

  1. Dove e a fare cosa?

Abbiamo delle attività nel sud del Malawi, nella diocesi di Blantyre, mi occupo di asili  e di carcere, felice di esserci e di fare quello che il Signore mi concede di fare.

  1. La tua attività in carcere in cosa consiste?

In particolare seguo il carcere di Chichiri, uno dei più grandi del Malawi, 2370 detenuti, c’è anche una sezione femminile e purtroppo anche una decina di bambini, che non dovrebbero esserci ma tra quando dice la legge e quanto si riesce a fare, in Malawi, spesso c’è un bel po’ di differenza. In questo carcere mi occupo dell’infermeria, che siamo riusciti ad ingrandire grazie all’intervento di una onlus di Modena. Ci sono malati molto gravi e la mia battaglia tutti i giorni è anche quella di togliere le manette a chi sta morendo: veder morire le persone legate al letto mi indigna ogni volta. E poi nel carcere abbiamo progetti di istruzione.

  1. Cosa fate?

Seguiamo la scuola  e gli esami di maturità i 4 carceri del paese.  Il detenuto ha diritto allo studio, ma come dicevo prima, tra la legge e la pratica… quindi la legge c’è ma non ci sono i soldi per metterla in pratica. Manca tutto: dai quaderni agli insegnanti,  e noi provvediamo con  progetti e  con la provvidenza che ci arriva. Abbiamo costituito un gruppo di persone che si occupa di queste attività, che sostanzialmente è dare un futuro a chi l’ha perduto.

  1. Si vedono risultati?

Tutti i giorni. Vedere i detenuti sui libri di scuola, che partono quasi analfabeti e arrivano agli esami finali per accedere alle superiori è una grande soddisfazione. Ci sono 20 ragazzi che quest’anno, una volta usciti dal carcere, hanno proseguito la scuola superiore fuori. Se un ragazzo fa questo vuol dire che in carcere ha maturato un cambiamento di rotta.

  1. le sue consorelle della FALMI ci raccontano che a volte ti occupi dei trasferimenti dei carcerati…

(ride). Beh, ma non è il nostro lavoro! In missione succede anche questo, ovvero che il pick up delle guardie del carcere si rompa  e ti chiedano un passaggio…

  1. Raccontaci delle cooperative…

Il grande problema è quando questi giovani escono dal carcere e non sanno cosa fare. Abbiamo pensato di mettere in piedi delle cooperative di sartoria, di costruzioni e poi una attività di carpenteria. Sono tentativi, non è facile portarle avanti.

  1. E le scuole materne?

Funziona così: il villaggio chiede la scuola, il capo villaggio con i suoi consiglieri identifica il terreno, quindi la scuola rimane di proprietà del villaggio. Noi, con le cooperative sopra citate forniamo i materiali e gestiamo la costruzione con il contributo in lavoro dei genitori che hanno chiesto la scuola. Noi mettiamo i materiali, le insegnanti sono del villaggio e sono pagate dai genitori stessi. I bambini, ovviamente, non mancano. In questo modo ne abbiamo costruite 118 e la lista d’attesa per costruirne altre si sta allungando… Noi, come progetto, mettiamo  le coordinatrici e una nostra consacrata  FALMI supervisiona tutto. La vera sfida non è costruire la scuola, ma costruire una nuova mentalità anche a riguardo dell’infanzia nella famiglia in Malawi.

  1. domanda di rito… perché fai questo?

Per rispondere ad una chiamata! Dio mi ha messo in Malawi, come prima mi aveva messo in Tanzania… non sono stata io a scegliere dove andare. Mi ha dato fantasia e salute per lavorare, mi da ogni giorno la gioia di testimoniare che Dio mi vuole bene, vuole bene a tutti. Quando vado in carcere e porto qualcosa, dico al ricevente: «sentiti dire “ti voglio bene” da Dio».

  1. Quanti carcerati aiutate?

Non facciamo mai i conti, ma posso dire che sono migliaia. Solo i sieropositivi che aiutiamo nell’alimentazione sono 1500…

  1. Li aiutate in che modo?

Mezzo chilo di zucchero, due uova, 4-5 pesci secchi, un pezzo di sapone. Per noi possono essere aiuti irrisori, ti assicuro che per loro sono determinanti.

  1. E i bambini nelle scuole materne quanti sono?

Questo lo so, sono 6500.

  1. E se uno volesse darti una mano?

Noi diamo degli aiuti a chi esce dal carcere e vuole riprendere il lavoro che faceva prima: barbiere, fabbro, muratore, sarta… quindi diamo la macchinetta per tagliere i capelli al barbiere, la cazzuola e la livella al muratore, gli arnesi al fabbro, una macchina da cucire… sono aiuti piccoli, tra i 50 e i 100 euro.  E’ doveroso  però precisare due cose.

  1. Prego..

La prima: la giustizia in Malawi è molto sommaria. Spesso si va in carcere per fatti commessi che si potrebbero risolvere con sanzioni amministrative, oppure si va in carcere  senza aver verificato, da parte della polizia o della giustizia,  con previsione i fatti successi. Questo non per dire che in Malawi sono tutti brava gente, ci mancherebbe, ma certo molti carcerati potrebbero scontare la bene in maniera alternativa. La seconda: quando uno entra in carcere solitamente la famiglia vende tutto quel poco che ha per sostenere le spese dell’avvocato e perché deve  vivere senza la fonte di reddito che rappresentava il detenuto.  Per questo quando escono non hanno nulla e devono ricominciare una vita lavorativa.

D: Concretamente, per aiutarti?

Ad Affi mi vogliono bene, hanno costituito l’associazione Con Anna per il Malawi, si trova tutto sul web.

  1. Sei molto legata ad Affi…

Si, anche se sono via dal 1960, c’è sempre stato un legame molto forte, rinsaldato ogni volta che torno. Don Renzo mi vuole invitare per un saluto al grest con i ragazzini, immagino saranno i nipoti della mia generazione. (ride)

  1. Nascevi nell’anno…

Sono nata il 29 febbraio  1944, in piena guerra mondiale,  con i tedeschi in giro per Affi. Piangevo tanto, mia mamma mi raccontava che i tedeschi erano molto disturbati e infastiditi dal mio pianto.

 

Paolo Annechini

 

 

 

 

 

 

 

 

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