«A QUANDO UN CORAGGIOSO CAMBIAMENTO DI ROTTA?»

La testimonianza di don Felice Tenero, fidei donum

 A Verona era una fredda giornata di inizio gennaio 2019. Incappottato e ben vestito ho preso l’aereo. Una notte di volo ed eccomi pronto ad atterrare in Brasile a Recife, con un sole che spacca le pietre. Otto ore di viaggio in pullman e scendo a Floresta, la diocesi ove ho deciso, sett’antenne maturo, a continuare il mio servizio pastorale. Una diocesi nel cuore del Nordest brasiliano.

La diocesi, situata  nello stato del Pernambuco (Brasile), si trova in una regione

caratterizzata  da un clima semi-arido: temperature che vanno dai 25 ai 35 gradi, poche piogge annuali e un’area in avanzato stadio di desertificazione. La diocesi, divisa in 12 parrocchie, ha circa 250.000 abitanti sparsi su un territorio di circa 18.000 Km quadrati. Una quindicina di sacerdoti e ventiquattro suore, più molti laici e animatori di comunità, sono la forza viva di questa chiesa.

La gente, in questa regione, vive di agricoltura, allevando animali, soprattutto capre e mucche, lavorando nel commercio e nei lavori pubblici. Non esistono industrie. Molte famiglie vivono con la misera pensione degli anziani o con un introito dato mensilmente dal governo, chiamato “bolsa- familia” – è un piccolo contributo statale che permette loro di acquistare ogni mese il minimo,proprio minimo sufficiente per vivere.

Possiamo dire che Floresta è una diocesi povera economicamente, socialmente ed ecclesiasticamente. Ma è questa ‘povertà’ che diventa per me forza evangelica e sequela di Gesù:

Ecco io vi invioNon procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone…(Mt 10,9). E il Concilio Vaticano II afferma: “Come Cristo ha realizzato la sua opera di redenzione attraverso la povertà e la persecuzione, così pure la Chiesa è chiamata a percorrere la stessa via, per comunicare agli uomini i frutti della salvezza” (LG n.8).

E’ prendendo atto di questa via maestra, che il Sinodo della diocesi di Floresta, nel delineare il volto di chiesa che desideriamo costruire, afferma:

Nel nostro agire vogliamo essere una Chiesa Povera, dei poveri e con i poveri. Chiesa testimone del Regno attraverso il suo servizio ai fratelli, cominciando dai più poveri ed esclusi”.

E’ qui che ora si svolge la mia missione, alle soglie dei miei 75 anni di età e 51 di vita presbiterale.

 

Come va? A me posso dirvi che va bene. Mi trovo a mio agio fra questa gente. La parrocchia non è molto grande: circa 15.000 abitanti, sparsi in un raggio di quaranta chilometri e suddivisi in una quindicina di comunità cattoliche.  Il lavoro è molto, ma questo non mi spaventa. Sono parroco e sono da solo. Ma con molti laici e laiche che sostengono il cammino delle comunità.

 Il grande interrogativo a cui ogni giorno tento di rispondere è questo: Che significato e che valore ha la mia presenza qui? Cosa fare? Come agire?

Dinnanzi alle innumerevoli situazioni di miseria, e vivendo fianco a fianco con i

poveri e gli oppressi, si fa sempre più chiara la convinzione che non è con l'elemosina e con il semplice aiuto in denaro che si fa crescere questa gente. Ma è soprattutto camminando al loro fianco, aiutandoli a scoprire la loro dignità di persone, risvegliando la loro coscienza di classe oppressa, in modo che essi, unendosi, possano diventare soggetti della propria storia, capaci di trasformare questa società ingiusta.

E tutto questo cerco di farlo: scegliendo di abitare in mezzo a loro, vivendo una vita semplice, senza grandi dispendi, e annunciando un Dio che, camminando al loro fianco, li chiama a liberarsi. È un cammino che richiede grande pazienza e piccoli passi, ma è il cammino del Regno di Dio: il regno degli impoveriti e degli oppressi. Un Regno che continua ad entusiasmarmi e affascinarmi, collocandomi sulle strade della Vita! Dopo tanti anni, per me missione è stare con la gente, camminare in mezzo a loro...

 

Veramente posso dire che la missione è una grande grazia e mi sta dando molto. Sono partito convinto di dare e aiutare, mi ritrovo carico di esperienze meravigliose e di doni ricevuti.  È proprio vero, la missione ad gentes è un cantiere meraviglioso, sempre aperto e sempre ricolmo di novità, ove si respira speranza e fiducia.

 

Non posso tacere!

Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20) è l’annuncio e l’invito che la Chiesa ci fa in questo tempo pasquale.. Da questo mio piccolo osservatorio, in questa parrocchia di Jatobà, dove vivo e lavoro, posso dire che: Ho visto tavole spoglie e piatti vuoti, e un uovo sodo, solo un uovo sodo, come cibo quotidiano per il papà di famiglia che non ha lavoro...ho ascoltato voci che, alla porta della mia casa, chiedevano una moneta per non rimanere senza luce elettrica, o per poter comperare un po’ di gas e cuocere, così, i tre fagioli necessari per vivere. E non posso tacere la testimonianza di tanta solidarietà che scorre e si espande tra la gente; quante famiglie della comunità cristiana e quante persone dal cuore grande dividono il loro pane quotidiano con chi non ne ha!

Ma ho visto anche tante navi e aerei ricolmi di carni, di cereali, di zucchero e caffè, lasciare questa terra brasiliana e solcare i mari o sorvolare i cieli per alimentare l’abbondanza e la sovrabbondanza di uno stile di vita che è per pochi e riempire di dollari quelle tasche già ricolme di denaro! E non posso non gridare: A quando un coraggioso cambiamento di rotta?

Don Felice Tenero

Fidei donum in Brasile

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