Gli auguri del Vescovo di Verona

Ai missionari e missionarie veronesi

Carissimi fratelli e carissime sorelle,

 

            mentre la liturgia dell’Avvento ci fa ripetere con gioia “Maranathà, Vieni Signore Gesù” vengo a voi come di consueto per questa lettera di Natale che diventa occasione per rinnovare la mia vicinanza a ciascuno di voi nel prezioso servizio missionario che svolgete nelle diverse parti del mondo in cui la Provvidenza vi ha condotto e anche per dirvi nuovamente grazie per quello che siete e per quanto state donando con gioia nell’annuncio del Vangelo di Cristo con tutte le iniziative di evangelizzazione, di cura e formazione delle persone, di prossimità concreta con i bisogni dell’umanità.

            Ancora una volta il cammino di fede, scandito dalle tappe liturgiche, ci fa rivivere la venuta del Signore Gesù l’Emmanuele, nella solenne liturgia del Natale. In ogni parte del mondo ci sono tradizioni e momenti che con modalità diverse ricordano questa venuta e celebrano la presenza del Figlio di Dio nel suo farsi uomo.

E se per ognuno c’è un modo particolare di preparare il cuore, di predisporre l’anima a questo personale incontro di luce e di bellezza straordinaria, c’è anche il contesto che talvolta sembra non essere in linea con quanto si vuole celebrare. Lo stile che il Signore sceglie per prendere dimora in mezzo a noi così come ce lo descrive il Vangelo, però, non predilige i contesti ben ordinati o i momenti ben preparati, non attende che ci siano tutte le cose a posto o che i sapienti del tempo abbiamo ben compreso e organizzato tutto per l’accoglienza, ma sceglie di entrare attraverso la porta di servizio che è Betlemme, “la più piccola delle città di Giuda”, per mettere in luce che la sua scelta è la via della piccolezza e dell’umiltà.

            Comprendiamo allora che il luogo dell’accoglienza non è al di fuori di quello che viviamo, delle esperienze di servizio, di incontro con le persone, di difficoltà sperimentate e di desideri portati con speranza, ma è proprio lì nella mia piccola Betlemme, in quella realtà che è la più piccola e la meno significativa che il Signore sceglierà per manifestare la sua presenza ancora una volta: nel sorriso di un bambino e nelle lacrime di una mamma, nella sofferenza di un anziano e nell’esuberanza di un giovane, nei sogni di una giovane coppia e nella delusione di genitori per le scelte del figlio diverse da quello che credevano, nella gioia di chi ha scoperto la bellezza di una vita donata e anche nel velo di tristezza di chi avverte di non aver ben impiegato la propria esistenza.

            Quante Betlemme il Signore viene ad illuminare con la sua luce invincibile, in quante stalle di una umanità ferita il Signore viene a portare il profumo della sua vita divina, quanti luoghi ritenuti inospitali diventano la mangiatoia in cui Maria e Giuseppe depongono il Bambino “perché non c’era posto per loro nell’alloggio”. E voi come i pastori del vangelo diventate i testimoni di questa meraviglia, voi diventate coloro che stupiscono perché andate a condividere la realtà, andate a leggere insieme la vita portando la luce che viene dall’alto, andate ad essere i portatori di quello che avete ricevuto nell’amore e lo donate con la semplicità della vita e la prossimità concreta.

            Vorrei quindi farvi gli auguri di un Buon Natale del Signore con l’augurio che ciascuno di noi possa diventare parte di questo “presepio vissuto nella concretezza” che non ha un giorno fissato sul calendario, ma fa diventare ogni giorno un’occasione perché il Figlio di Dio venga accolto, amato, curato. Sarà una liturgia domestica, feriale, vissuta nelle case e sulle strade, negli ospedali e nei centri di ascolto, nelle scuole o nelle attività educative, che canterà con la vita questa presenza dell’Emmanuele, del Dio con noi e accenderà la luce che rischiara ogni tenebra, la luce che illumina il cammino, la luce che permette di vedere in ogni uomo e donna un figlio di Dio.

In questo Santo Natale, fratelli e sorelle, faccio mie le parole della colletta della Messa dell’Aurora che così dice: “Signore, Dio onnipotente, che ci avvolgi della nuova luce del tuo Verbo fatto uomo, fa’ che risplenda nelle nostre opere il mistero della fede che rifulge nel nostro spirito” e auguro a me e a ciascuno di voi di essere un’opera di Dio che permette di rivelare il progetto di amore del Padre.

Auguro, assieme ai miei collaboratori, che il nuovo anno sia colmo delle benedizioni del Signore.

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

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