UN  ANNO IN AFRICA

Rebecca Tosi, 28 anni,  ha appena raggiunto Rumbek, Sud Sudan, dove starà un anno con il CUAMM

 

 

Rebecca Tosi, 28 anni, di Verona, è partita tre settimane fa per Rumbek, sud Sudan, per un anno di cooperazione internazionale con il CUAMM- Medici con L’Africa. Il suo compito sarà in amministrazione, precisamente di strutturare l’ufficio acquisti delle attività della ONG italiana nella zona. Con il compito, a fine servizio, di aver formato un giovane locale a proseguire il lavoro

 

  1. Rebecca. Cosa andrai a fare a Rumbek?

Lavorerò nell’ufficio acquisti di CUAMM- Medici con l’Africa, ONG italiana presente nella zona con strutture sanitarie. Il mio compito sarà di avviare questo settore di amministrazione ora gestito  dal responsabile del progetto. Mi occuperò delle procedure di acquisto delle forniture, che devono  rispondere a criteri di efficacia ed efficienza, garantendo qualità e miglior prezzo.

  1. E’ finito il tempo delle progettualità “di massima” basate quasi esclusivamente sulla buona volontà delle parti coinvolte?

Per certe realtà, come il CUAMM, penso che questo tempo non sia mai iniziato. La progettazione e la realizzazione di un intervento di cooperazione, che sia in Italia che sia a Rumbek o in qualsiasi altra parte del mondo, va fatta secondo criteri precisi di trasparenza e di efficacia, tutti valutabili in ogni momento. Solo così si genera quella credibilità che è essenziale nella cooperazione internazionale.

  1. Perché questa tua scelta?

I miei genitori hanno fatto esperienze in Africa con il CUAMM, quindi conosco questa associazione da molto tempo. Mi piace come lavora, soprattutto il suo stile: essere con l’Africa e non per l’Africa. Non è da poco. Essere con l’Africa vuol dire lavorare con le maestranze locali, valorizzarle. L’atteggiamento è quello innanzitutto di ascoltare, di mettersi in dialogo. Di far andare avanti loro. E’ anche uno dei miei obiettivi contrattuali.

  1. Spiegaci

Il mio contratto durerà un anno, alla fine oltre ad aver strutturato l’ufficio acquisti dovrò aver formato una maestranza locale a portare avanti il lavoro che io inizio.

  1. cosa pensi di incontrare a Rumbek?

Una realtà ovviamente molto diversa dalla nostra in italia, una realtà martoriata da guerre e povertà. Lavorerò con i dinka, popolo molto fiero e allo stesso tempo sospettoso dei “bianchi” e ancora di più delle donne, poco incline – in prima battuta- a farsi aiutare. Sarà una bella sfida che affronterò avendo delle chiavi di lettura che il CUAMM e i miei genitori mi hanno fornito.

  1. Quali?

Osservare, ascoltare e non giudicare. Forse dopo un anno, potrò permettermi di dire qualcosa. 

  1. Gelmino e Daniela, i tuoi genitori, sono molto conosciuti nel mondo missionario veronese. Quanto la famiglia ha influito nel rendere possibile questa tua scelta?

Direi molto. Sono cresciuta in una realtà famigliare aperta al mondo. La mia famiglia è stata certamente il trampolino di lancio per scelte di lungo periodo  ma anche per quelle di tutti i giorni, come non sprecare il cibo o l’acqua, e far tesoro della diversità che ci circonda, prima di tutto a Verona, non solo quella che incontrerò a Rumbek.

Paolo Annechini

 

 

 

 

 

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