L’INVITO ALLA PROSSIMITA’ CHE GESU’ CI PROPONE…

Riflessione di Maurizio Passarini dal Kenya

È da qualche anno che un pensiero mi interpella: per aiutare le persone si ricorre spesso all’idea di un progetto da presentare, poi viene valutato e approvato oppure ritenuto non adatto. Di certo oggi è quanto mai necessaria una mentalità progettuale, proporre obiettivi e cercare di raggiungerli. In tal modo i donatori vengono relazionati e hanno un ritorno del loro impegno. Le persone coinvolte nel progetto cercano quindi di soddisfare e rispondere ai requisiti e alle condizioni richieste.

Quando papa Francesco ha rinnovato l’appello a vivere una concreta prossimità, in particolare verso gli ultimi e tra questi anziani e bambini, ho avvertito che qui c’era un messaggio anche per me. Ma non riuscivo ad andare oltre l’idea. Da molti anni ho impostato la mia vita al servizio degli altri e donato generosamente tante delle mie migliori energie. Eppure ora sentivo forte questo appello.

Alcuni amici di Verona, durante un mio rientro dal Kenya, hanno espresso il desiderio di sostenere qualche attività o progetto di aiuto nei luoghi in cui vivo e opero. Da un lato ero molto contento di questo interesse, pensavo ai tanti progetti ai quali anch’io collaboro … eppure non capivo bene cosa fare e come eventualmente orientare questi aiuti, da usare comunque esclusivamente per i poveri. 

Alcune settimane fa ho incontrato una persona impegnata e attenta alle situazioni di bisogno della comunità in cui vive, Juja vicino Nairobi (per lei la comunità è l’insieme delle persone che abitano in un determinato territorio, senza distinzioni o discriminazioni etniche o religiose), ho condiviso con lei il desiderio di fare qualcosa per i più poveri tra i poveri, mettendo a disposizione una somma comunque molto modesta. Qualche giorno dopo ci siamo incontrati di nuovo e mi ha proposto di visitare soprattutto anziani soli e abbandonati, senza cibo e possibilità di cure, con la difficoltà anche di pagare l’affitto della casa (locali piccolissimi). 

Con Charity e Ann ci siamo divisi i compiti: chi andava per consegnare medicine e organizzare cure mediche e chi invece per portare cibo (sacchi con: riso, fagioli, olio per cucinare, zucchero, farina tipo polenta, sapone) sufficiente per tre settimane. Abbiamo deciso di seguire 12 situazioni tra le più drammatiche, almeno in questa prima fase.

Sono stato varie volte negli slum e non manca il contatto quotidiano con situazioni di estrema necessità, eppure in questo momento avvertivo in me qualcosa di nuovo. La pandemia del coronavirus in questo momento suggerirebbe il massimo delle attenzioni, alle quali anch’io comunque cerco di attenermi. Ma l’invito alla prossimità che Gesù ci propone non può lasciare indifferenti o distaccati.

Emma, da agosto ammalata a letto con un tumore senza possibilità di cure mediche, tranne qualche antidolorifico; non può pagare l’affitto (per questi locali varia da 9 a 18 euro), non ha appetito e con lei vivono due nipoti, il più grande dei quali di 13 anni quando torna da scuola cucina per tutti, i loro genitori appena arrivato il covid sono scappati via. E’ solo la prima di tante storie raccolte, che ora sono persone vive anche dentro di me.

Questi piccoli aiuti, che speriamo possano continuare, sono di certo piccola cosa, una goccia nell’oceano della sofferenza.  Ma la cosa nuova è che in questa prossimità sperimentata il beneficiato di tutto sono io e che il passo verso queste situazioni estreme è in fondo un ulteriore invito a lasciarsi avvicinare da ogni fratello e sorella, chiunque sia, senza timore e tremore. Forse questo è per me uno dei doni di conversione in questa quaresima in preparazione alla Pasqua.

Tornando alla domanda iniziale, mi sembra che oltre ai progetti da sostenere e incrementare, sarebbe opportuno sviluppare anche quelle motivazioni personali che spingano ad una vicinanza concreta: chi ci incontra avverta un fratello o una sorella che anzitutto desidera condividere un pezzo di vita, con i suoi tanti “perché”. E chi riceve sperimenti un amore personale, anche quando questo aiuto arriva attraverso una organizzazione. Poi la gratitudine a Colui che mette in moto i cuori e le menti per aiutare e alleviare i bisogni di molti, questo lasciamo che fiorisca nel cuore di tutti.

Maurizio Passarini

Missionario in Kenya

focolarino

 

 

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