FORMARE PROMOTORI SANITARI

L’attività di Mariella Anselmi in Ecuador

Mariella Anselmi, medico veronese, laica missionaria, dal 1979 lavora con gli indigeni nella foresta Amazzonica in Ecuador, regione di Esmeraldas,  sviluppando e promuovendo programmi sanitari di base. 

  1. Dott. Ssa Anselmi, quando è partito il tutto?

E’ partito nel 1979:  ero medico da pochi mesi e  mi stavo preparando per andare in Africa attraverso i corsi del CUM. Per me missione voleva dire Africa. Al CUM  ho conosciuto il vescovo comboniano Enrico Bertolucci, missionario eccezionale, vicario apostolico di Esmeraldas. E dall’Africa ho cambiato continente! La richiesta era di intervento sanitario in una zona remota nella provincia di Esmeraldas, nel mezzo della foresta, tra tre grandi fiumi amazzonici. In questa zona isolata, a un giorno di canoa dall’ultima cittadina, non esistevano servizi sanitari. La gente, in prevalenza gruppi indigeni, soffriva di problematiche sanitarie piuttosto complesse. L’intervento si basava sulle linee guida della pastorale della salute del Vicariato che puntava  alla partecipazione attiva delle comunità nella risoluzione dei problemi, e alla  formazione di rappresentanti delle comunità che facessero da guida.

  1. Quali erano le problematiche sanitarie più ricorrenti?

Malattie infettive, malaria, malnutrizione e oncocercosi, ovvero una puntura di insetto che porta alla perdita significativa della vista, fino alla cecità. L’oncocercosi rappresentava davvero un grosso problema per quelle popolazioni indigene.

  1. Come avete agito?

Nel primo anno abbiamo visitato tutte le comunità facendo una analisi dei bisogni e rilevando cosa le comunità stesse si aspettavano dal nostro intervento. Siamo giunti ad una diagnosi precisa della situazione e come primo passo siamo partiti con la formazione dei promotori di salute, i soli che in un contesto amazzonico riescono a dare continuità ad un intervento sanitario di base. Attraverso di loro abbiamo messo in atto delle misure per combattere non solo l’oncocercosi, ma anche altre malattie frequenti e ricorrenti.  E abbiamo fatto alleanze.

  1. Con chi?

Innanzitutto, come ho detto, con le comunità. Sono state loro a promuovere il nostro intervento, a volerlo e a gestirlo attraverso i promotori di salute, che sono persone delle comunità. E poi con gli evangelici. Negli anni ’80 ad Esmeraldas il Vicariato Apostolico (cattolico) e le chiese evangeliche erano assieme nella lotta contro l’oncocercosi con controlli a tappeto, mappatura, prevenzione.

D: Risultati?

Direi eccellenti se nel 2014, trent’anni dopo, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato debellata la malattia. E’ stato un grande lavoro delle comunità che con il tempo si sono organizzate con la creazione di equipe di salute e di centri di salute lungo i fiumi, gestiti con personale medico e infermieristico non stabile ma che comunque garantiva visite periodiche e controlli.

  1. Perché nel 1979 ha scelto di intraprendere questa strada?

E’ stata una naturale conseguenza di quello che respiravo in parrocchia nel gruppo giovani. Ci occupavamo di paesi del sud del mondo: prima ci informavamo, poi aiutavamo con raccolte o azioni di vario genere. Erano altri tempi, mi rendo conto… Una volta diventata medico, mi sono chiesta: “per chi fai il medico?” E ho pensato che era meglio andare dove ce n’era più bisogno.

  1. Ed ora?

Nel tempo il nostro ruolo è cambiato: i promotori sanitari camminano da soli, abbiamo creato il SECOMET, Centro di Epidemiologia Comunitaria e Medicina Tropicale, sempre nel bacino di Esmeraldas.  E poi seguo il  gruppo indigeno Awà, 3500 persone isolate che vivono lungo il confine con la Colombia. Il problema per loro è dato da una cimice che porta gravi scompensi  cardiaci. Anche in questo caso è attraverso la comunità e i promotori di salute che stiamo intervenendo.

  1. Quanto ci impiega per arrivare da loro?

Due giornate di canoa e poi 7-8 ore di cammino.

  1. Non le chiedo quanti anni ha…

(ride…)

P.A.

 

 

PER SAPERNE DI PIU’

Il progetto sanitario con gli indigeni Awà è spiegato nei dettagli sul sito www.cmdverona.it. Per sostenere l’attività  di Mariella Anselmi, si può donare utilizzando il c/c bancario IBAN: IT04W0503411750000000130000  intestato a Diocesi di Verona-Centro Missionario Diocesano, indicando nella causale “progetti sanitari Mariella Anselmi-Ecuador”.

 

 

 

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