La morte di p. Braulio

Era parroco a Cidade Olimpica. 

Il 18 maggio è morto a São Luís, nello stato del Maranhão in Brasile, p. Braulio, parroco della parrocchia di Cidade Olimpica, con la quale la diocesi di Verona intrattiene un rapporto di scambio tra le chiese e nella quale hanno lavorato fino al 2016 preti e laici fidei donum veronesi. P.  José Bráulio Sousa Ayres era nato nel 1954 ed era stato ordinato sacerdote nel 1981. Nel darne  notizia, l’arcivescovo di  São Luís dom José Belisario da Silva, ha detto: “Questa chiesa deve molto a p. Braulio: tra le tante cose, si è distinto nella formazione dei nuovi presbiteri non solo per São Luís, ma per tutto il Maranhão”. Padre Braulio era un vero missionario del Signore, amato e stimato in tutte le comunità parrocchiali dov'è stato: dal santuario di San Josè di Ribamar che riceveva migliaia di pellegrini ogni weekend sull'isola di San Luis in Brasile, alla parrocchia di Cadidavid, dove è stato collaboratore nei suoi tre anni di Fidei donum in Italia. Padre Braulio ha sempre lasciato il segno indelebile di una persona che credeva nelle relazioni e nella missione.  Era un uomo di grande cultura con uno spiccato  profilo intellettuale di carattere antropologico: è stato in Africa come fidei donum per studiare i culti e le tradizioni locali, per valorizzare poi la cultura afrodiscendente in Brasile.  Innamorato della Parola che aveva approfondito al  CEBI a São Paulo (il Centro di Studi Biblici della Conferenza Episcopale Brasiliana, ndr) fin dal 1988, nelle comunità dove ha lavorato è stato un appassionato divulgatore del metodo della lettura popolare della Bibbia. Tornato in diocesi dopo l'esperienza italiana, ha desiderato tornare a fare il parroco nella parrocchia dove avevano lavorato i fidei donum veronesi anche per mantenere il ponte missionario con Verona: ha creato reti, ha ospitato giovani volontari e l'estate scorsa ha accolto 20 giovani veronesi per un'esperienza di scambio tra le chiese, un'iniziativa voluta, organizzata e gestita in maniera magistrale da lui stesso.

Doveva essere in Italia proprio in questi giorni per visitare amici, per intessere nuove relazioni e mantenere vivo e solido questo filo rosso tra chiese lontane. Non sarebbe stata una semplice vacanza, perché padre Braulio era così, nonostante avesse superato i 65 anni di età: un sognatore, uno che credeva veramente nella missione e nello scambio tra chiese, come ha detto lui stesso nel suo saluto ai missionari italiani l'estate scorsa: "Che ognuno di voi non perda mai la possibilità di volare per inseguire sogni possibili".

Damiano Conati

 

 

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