CELEBRIAMO LA VITA IN UN MONDO CHE PRODUCE MORTE

La Pasqua, papa Francesco e i suoi appelli inascoltati contro la fabbricazione e il commercio delle armi

 Abbiamo appena celebrato la Pasqua, la festa della vita, in un contesto di sofferenza e di morte a causa della pandemia che ha coinvolto il mondo intero e, direttamente o indirettamente, anche ciascuna e ciascuno di noi; questa situazione ci ha aiutato a vivere le nostre celebrazioni con maggiore speranza, ci ha fatto sentire più vicini, ci ha aiutato ad alzare lo sguardo, a cercare “le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio”, come ha esortato l’apostolo Paolo nella seconda lettura di domenica. Cosa vuol dire cercare le cose di lassù? Sicuramente l’apostolo non vuole che diventiamo alienati, non vuole farci dimenticare le cose della terra, le gioie e i dolori, i fatti e le persone che fanno parte della nostra esistenza, e allora cosa ci vuole dire? Cercare le cose di lassù tenendo i piedi ben fissi su questa terra, cercare le cose di lassù per vedere bene quelle di quaggiù, per capire come il Padre ci chiede di vivere qui e ora, per leggere quanto succede sulla terra con gli occhi di Dio. Questo è quanto hanno sempre fatto i profeti, in ogni luogo e in ogni tempo. Nel battesimo tutti siamo stati unti con il sacro crisma per essere, in Cristo risorto, sacerdoti, re e profeti, per continuare l’annuncio del regno iniziato da Gesù.

Dicevo sopra che tutti siamo stati raggiunti dalla pandemia e tutti abbiamo sentito nella pelle il pericolo della morte quando questa è passata vicino a noi, ai nostri parenti, amici, conoscenti vicini e lontani. E’ stato un momento che ci ha fatto prendere coscienza che “siamo tutti sulla stessa barca, fragili e disorientati”, come ha detto papa Francesco nella preghiera di venerdì 27 marzo. Il papa ha fatto più volte anche un altro appello di vita, che però è sempre rimasto lettera morta, l’appello contro le armi! Questa preoccupazione è sempre stata presente nel magistero di Francesco ed è sempre stata ignorata, perché? Forse perché non è evangelica? Forse perché nasconde interessi personali? O piuttosto perché non tocca la vita delle persone nei paesi ricchi come il coronavirus e tocca troppi interessi dei paesi ricchi? E’ bene, in questa settimana di Pasqua in cui celebriamo la Vita, ricordare che la morte è ancora molto, troppo presente nel mondo in cui viviamo: cercare le cose di lassù per vedere bene quaggiù.

Può sembrare strana questa riflessione nella pagina delle missioni, e invece no! Questa realtà di morte prodotta dalle armi ricade in maniera molto, troppo pesante, sui poveri anzi, impoveriti, del mondo intero ed è proprio il mondo missionario che viene a confermarcelo. Quanto i nostri notiziari non dicono, ce lo raccontano le lettere e le testimonianze di chi è in prima linea cercando di portare la vita del Risorto, missionarie e missionari ci informano di quanto accade, di quale strage le armi di nostra fabbricazione stanno facendo nel mondo. Continuiamo a costruire strumenti di morte che esportiamo nel mondo; noi non ne vediamo le conseguenze, altri sì e le portano: sono gli impoveriti dell’umanità, coloro che non vedono una luce in fondo al tunnel ma sono lontani ma non ci toccano anche se, in quanto cristiani, fanno parte dello stesso corpo di Cristo e ne continuano la passione, solo questa!

Papa Francesco il 10 novembre 2017 dice ai partecipanti al convegno “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”: “È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani (...). La spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani (...). È da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano”.

Il 10 gennaio 2019, nel discorso rivolto ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco ritorna sul problema e dopo qualche mese, il 29 agosto, giornata internazionale contro gli esperimenti nucleari, è il segretario generale delle Nazioni Unite che fa un appello alle nazioni che non hanno ancora firmato l’accordo.

Ma è a Hiroshima, durante il viaggio in Giappone, che papa Francesco il 24 novembre 2019 dichiara immorale anche il solo possesso delle armi atomiche: “Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa”. Infine l’ultimo appello è venuto 3 settimane fa, il 29 marzo all’angelus, chiedendo di fermare tutte le guerre per lo meno in questo tempo di Covid-19, rinforzando la richiesta del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, del 23 marzo.

Ma sembra che gli appelli di Francesco siano destinati a rimanere una voce che grida nel deserto, almeno così finora è stato. Abbiamo sentito e ancora stiamo sentendo nella pelle la mancanza di personale sanitario, di terapie intensive, di ospedali, in una parola di un servizio sanitario che possa dare vita a tutti; se poi pensiamo ai paesi di missione la situazione è drammatica. Ma continuiamo a costruire e negoziare armi: quanti soldi distolti dalla vita in favore della morte, e abbiamo appena celebrato la Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita. Quali voci si alzano per mettere in luce questa contraddizione? Noi cristiani, testimoni del risorto, dove siamo? Dove sono le chiese dell’Europa cristiana che mostrano con forza queste contraddizioni e vi si oppongono? Eppure già il profeta Isaia, settecento anni prima di Gesù, diceva: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra” (Is 2,4). Gesù è venuto a donare vita, solo vita, e per questo ha pagato con la morte: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Questo cercano di fare anche i missionari e missionarie, di Verona e di tutte le chiese, nei luoghi dove sono stati inviati: portare vita, aiutiamoli!

 

Don Dario Vaona

Pia Società di don Mazza

vicedirettore del Centro Missionario Diocesano

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