LA VITA NEL CAMPO PROFUGHI DI MARATANE

Giovanna Fakes, laica di Bovolone, lavora da tre anni con gli scalabriniani nel campo profughi di Maratane, alla periferia di Nampula nel nord del Mozambico. In questa intervista ci racconta il suo lavoro e la realtà di questi profughi

D. Giovanna, il campo profughi Maratane… spiegaci

Il campo profughi di Maratane si trova a Nampula, nel nord del Mozambico. Ci sono circa 5.000 rifugiati e richiedenti asilo che arrivano dal Congo, dal Sud Kivu, Rwanda e Burundi. Sono scappati dalle guerre, da persecuzioni o per motivi politici. Qui noi scalabriniani abbiamo un centro nutrizionale per bambini da 0 a 5 anni e lavoriamo in collaborazione con UNHCR, PAM e alcune ONG locali

D. Da quanto sei qui?

Lavoro in questo centro da tre anni. Mi occupo di  bambini  e donne che hanno subito violenza. Prima di questa esperienza sono stata  un anno e mezzo nella missione di Cavà-Memba con don Silvano dal Dosso. Finita quell’esperienza ero rientrata, ma sentivo che la vita in Italia mi stava stretta, sentivo  il bisogno di tornare in Mozambico a fare un’esperienza diversa da quella già fatta e lavorare con questa gente.

D.Cosa ti ha mosso?

La fede è quello che muove tutto, senza fede non sarei mai arrivata qui. Ma è questa gente che mi da  testimonianza, ogni giorno, di fede.  Parlo di fede nel popolo mozambicano e nel popolo dei rifugiati perché sto lavorando nel Mozambico  con tante parti di Africa. Qui fede vuol dire affidarsi, avere fiducia  sempre. Una rifugiata mi ha detto: “ho avuto vita difficile con traumi e violenze.  Dio sa ascoltarmi, non mi ha mai deluso”. Questo fa pensare,  noi ci lamentiamo di tante sciocchezze e non sappiamo cos’è la fede! Questa gente me lo insegna ogni giorno.

D. Perché così tante donne in questo campo di rifugiati?

Perché le donne,  soprattutto congolesi , regolarmente subiscono violenze sessuali da parte dei guerriglieri. La violenza sessuale, lo stupro, in Congo è un’ arma di guerra. Una donna violentata verrà rifiutata da tutta la famiglia. E’ peggio che ucciderla, la rendi nulla, la butti fuori dalla famiglia e dalla società, non avrà più nessun ruolo e responsabilità.  Qui stiamo cercando di dare un senso a quello che loro sono: sono donne qui tutte insieme, tutte soffrono per la  stessa violenza subita. E’ importante che facciano gruppo tra di loro. Nel tempo che passano qui  fanno l’orto per garantirsi un’alimentazione differente e impiegare il tempo. Dopo che tutto è stato distrutto, avere un orto, qualcosa da mangiare per loro e per i loro figli, attivare un piccolo negozio  con il poco che producono, le aiuta a tenere occupato il tempo  e a dedicarsi a qualcosa che sia loro.

D. Immagino che ti interrogherai sul perché di tanta violenza…

Molte volte, quando sento i racconti di violenze assurde, che le devasta per sempre,  mi chiedo come mai l’uomo arriva ad essere così violento e cattivo. Da cosa nasce questo?  La violenza genera soltanto altra violenza e diventa un vortice. In Congo  c’è una guerra interminabile che sta distruggendo tutto, per cui i bambini soldato imparano la violenza da piccoli, sparare ad una persona è come darsi una spinta per dire che  si vale. Devi essere violento per non soccombere, con la violenza  ti rispettano per paura, se non sei violento non sei rispettato.  Questa è la triste e amara realtà che genera tutto questo.

D. Usate la moringa, una pianta molto diffusa in Africa. Spiegaci…

Lavoriamo molto sui prodotti naturali, facilmente reperibili, che possano bilanciare la dieta. Tra questi ovviamente c’è la moringa, una pianta diffusissima, che ha notevoli proprietà:  ferro,  vitamine. Le mamme la seccano, la  polverizzano e la mettono nella “multimistura”, il preparato che  diamo ai bambini da portar a casa e usare come pranzo.  La mettiamo anche nel pane. La moringa si può usare in vari modi, anche per fare la matapa che è una zuppa con arachidi, cipolla e condita con riso.

D. Usate molto i prodotti locali nel lavoro con i bambini malnutriti?

La popolazione qui è molto povera. Non avrebbe senso lavorare con prodotti  che non si trovano naturalmente  e non siano a basso costo. Nessuno riuscirebbe a procurarseli, sarebbe uno sforzo inutile. Nella dieta usiamo prodotti che tutti possano facilmente reperire a basso costo, come le arachidi, il riso, i fagioli,  la moringa il miglio.  Tutto sta nella diversificazione,  nel sapere usare bene i prodotti naturali.

D. Fate quindi della formazione..

Certo, quello che è difficile qui è lavorare con la cultura della  gente. Loro sanno che la moringa è importante,  ma  nessuno la mangiava.  Sono concetti nuovi che sperimentiamo assieme, la diamo da mangiare così vedono che è una cosa che si può fare. Un po’ alla volta si riesce a  far entrare nella cultura anche questo.  Stiamo insegnando l’importanza di avere un orto, nella stagione in cui si può avere. Qui tutti piantano miglio, fagioli, mandioca e arachidi. Queste sono le cose principali. Con l’orto puoi avere altri prodotti: pomodori melanzane, cavoli, cipolle… serve molta acqua e qui l’acqua non è così facile averne.

D. Spiegaci il tuo lavoro con i bambini denutriti

Accogliamo bambini da 0 a 5 anni  che ci vengono mandati dal centro salute del campo. Arrivano bambini sotto peso e noi li seguiamo  per un tempo che va  da sei mesi all’anno. Il nutrizionista prepara la dieta e facciamo formazione alla mamma. In una prima fase, se sono molto sottopeso, si fermano nella struttura. Poi li seguiamo da casa con controlli regolari. Seguiamo circa 80 bambini alla settimana divisi per gruppi.

D. Cosa origina la malnutrizione?

La malnutrizione e la denutrizione, nella maggior parte dei casi,  hanno origine nella  estrema povertà fisica e mentale. Ci sono famiglie che arrivano al centro dopo 4 ore di cammino, vivono in villaggi isolati, non hanno neanche  la consapevolezza che suo figlio dimagrisce o non cresce di peso.  Aspettano sempre l’ultimo minuto e lo portano qui quando il peso è già critico e dopo essere stati dallo stregone… Cercano di risolvere a loro modo e arrivano qui quando a volte non c’è più nulla da fare, oppure la situazione è già molto compromessa. La malnutrizione arriva  un po’ dal fatto che loro vivono di una agricoltura di sussistenza: se c’è pioggia il campo produce e c’è da mangiare, se non piove non c’è da mangiare. Si mangia quello che c’è, un esempio è la mandioca,  l’unica pianta che produce tutto l’anno: si fa seccare e si mangia come la polenta. Ma ha pochissimo valore nutritivo. I bambini che mangiano quasi solo mandioca  generalmente non sono sottopeso,  ma sono denutriti, con pochissime  difese contro malattie  e infezioni.

D. Il vostro centro a quanto capisco non cura solo i rifugiati.

Nonostante il centro sia dentro al campo profughi, il 90% delle mamme che seguiamo  sono mozambicane. Questo dice che il bisogno maggiore ce l’ha la popolazione locale.  I rifugiati soffrono a livello di traumi e nel sapere la famiglia rimasta in situazioni di guerra. I mozambicani invece  soffrono la fame. I rifugiati hanno un regime alimentare rigido e garantito: ricevuto olio, riso, fagioli, arachidi. I mozambicani no.  E questo fa la differenza.

 

Paolo Annechini

 

Search