Il successo della NEW AFRICA
Bilancio positivo per la XXIX edizione del Festival di Cinema Africano di Verona
Si è conclusa sabato 21 novembre la maratona – perché di maratona si è trattato, visto il numero di proiezioni proposte, ogni giorno, per tre o più volte al giorno, nei vari cinema – del Festival di Cinema Africano. A presentare la serata, i simpaticissimi e preparatissimi Alix Ndembi e Malice Omondi, con la partecipazione dell’attore-regista italo-afro-americano Giancarlo Esposito, ospite d’onore del Festival, e Pegas Ekamba, poliedrico artista e musicista congolese. Un cartellone di tutto rispetto, quindi, per una kermesse cinematografica che si chiude con un bilancio qualitativamente molto positivo, come tiene a sottolineare la Giuria Ufficiale, composta da Silvia Montevecchi, Vanessa Lanari, Dagmawi Yimer, Bernardo Suate e Charles Shemu Joyah: «Noi tutti membri di questa giuria vogliamo sottolineare che con immenso piacere abbiamo verificato un alto livello di produzione nella grande maggioranza dei lavori visionati in questo festival. Sia la qualità tecnica di questi lavori, sia l’impegno civile dei loro autori, mostrano la grande vitalità della cinematografia africana, che solo la miopia del business occidentale lascia relegata ai margini. E naturalmente ci auguriamo che questo cambi in futuro, anzi ne siamo certi».Il premio per il miglior lungometraggio è stato conferito dalla giuria a “SHEHERAZADE, TELL ME A STORY”, di Yousry Nasrallah (Egitto) per «la forza esemplare con cui combina una ricerca di qualità e uno stile narrativo raffinato ad un contenuto importante, come quello della misoginia e della violenza alle donne, diffuse nella società egiziana. Un film dove la sapiente narrazione mira all’esaltazione del carattere individuale nonché epico delle sue figure femminili. Una grande prova di coraggio per il regista e le interpreti, che ha suscitato reazioni contrastanti e forti critiche nel pubblico egiziano». Altre menzioni speciali sono state attribuite a “IZULU LAMI, My secret sky”, di Madoda Ncayiyiana (Sudafrica), “BURIED SECRETS” di Raja Amari (Tunisia) e “TRAPPED DREAM”, di Joseph Ubaka Ogochukwu (Nigeria/Senegal).
Tra i documentari, nonostante l’evidente difficoltà trovata dalla giuria nel giudicare opere di lunghezza estremamente variabile, il verdetto ha visto la premiazione di “UNE AFFAIRE DES NÈGRES”, di Osvalde Lewat (Camerun) «per la forza e il coraggio che l’autrice esprime nella scelta di denunciare situazioni di ingiustizia, ignoranza, corruzione, tuttora vigenti nel suo paese. Inoltre per aver posto l’attenzione sull’analisi delle cause di questa situazione, che non sono solo da delegare a politici e governanti, ma come esprime l’autrice, risiedono innanzitutto nell’arbitrio della
popolazione, nella sua capacità di scegliere in maniera responsabile, di impegnarsi in una lotta civile che voglia conoscere la verità dei fatti e cambiare la realtà delle cose. Tutto ciò costituisce un esempio forte per la società civile di molti paesi africani e non». Una menzione speciale è andata al cortometraggio GAEENGA, FOU PARMI LES HOMMES, di Paul Kabré (Burkina Faso),
per l’impegno civile dimostrato nell’affrontare un tema così poco trattato, quello della malattia mentale in Africa, che riguarda migliaia di persone discriminate e abbandonate a
se stesse.
Miglior cortometraggio, MON HISTOIRE: PAPY, di Djo Munga (Repubblica democratica del Congo), per aver affrontato il devastante tema dell’HIV in Africa senza retorica né pietismi. L’autore racconta una storia vera, di chi ha vissuto l’emarginazione e l’isolamento, ma ha saputo riscattarsi, curarsi, ed essere anche di modello per gli altri, sani e malati. Menzione speciale a LA JEUNE FEMME ET L’INSTIT, di Mohamed Nadif (Marocco).
Il Premio Scuole, promosso da Progettomondo MLAL, ha visto i ragazzi scegliere A SEASON OF A LIFE di Charles Shemu Joyah (Malawi), mentre il Premio Nigrizia è andato a un documentario che ha saputo offrire uno sguardo su uno degli aspetti più duri dell’immigrazione e che ha mostrato, in un lavoro durato anni, un’integrazione possibile, attraverso l’azione di una volontà collettiva, descrivendo allo stesso tempo come invece il “non fare” possa dare vita a ghetti ed emarginazione: VIA ANELLI, di Marco Segato.

Infine, gli ultime due riconoscimenti: SHEHERAZADE, TELL ME A STORY, ha ottenuto anche Premio Asav (Associazione Studenti Africani di Verona), mentre il pubblico ha premiato IZULU LAMI; due film che si confermano quindi tra i titoli di maggior successo di questa XXIX edizione del Festival.
Da segnalare, la partecipazione di pubblico - pubblico che ha visto quest’anno una buona partecipazione di africani, segnale che il festival sta funzionando anche nel suo tentativo di integrazione con i nuovi cittadini veronesi - non solo alle proiezioni, ma anche agli eventi-satellite che hanno accompagnato il Festival, dagli Afro Party nei locali della città all’incontro con i registi alla Fnac, ai dibattiti, che si sono attestatisu ottimi livelli di approfondimento e interesse. Entusiasti anche i registi africani che hanno avuto la possibilità di partecipare al festival e di interagire con gli spettatori, che sono così entrati in contatto diretto con una figura fondamentale a livello cinematografico, ma spesso inarrivabile e sconosciuta. Un bilancio finale molto positivo, che fa ben sperare per una trentesima edizione del festival cittadino, la prossima, sempre più stimolante ed efficace.
Francesca Mauli




