Il grido dell’Amazzonia

 
 

L’incontro - svoltosi dal 21 al 25 luglio scorsi, con la partecipazione di 3000 delegati laici provenienti da tutto il Brasile, 350 religiosi, 330 preti e 56 vescovi- ha avuto come tema “Ecologia e Missione” e come slogan “Dal ventre della terra il grido che viene dall’Amazzonia”. Vogliamo comunicare alcuni sprazzi di questo significativo incontro, per il peso di questo evento come incontro di Chiesa e per gli argomenti trattati, di drammatica attualità.
Abbiamo viaggiato da São Luís fino a Brasilia (nel cuore del Brasile) e da lì alla volta di Rondonia, passando per il Mato Grosso. Dall’aereo, con il cielo quasi terso, si vedeva il paesaggio sottostante. Prima sorpresa: la grande Amazzonia non è tutta verde, anzi!    Quante terre disboscate, quante zone bruciate per liberare terre al pascolo, quante immense estensioni rubate alla foresta e con pochissime case o depositi qua e là: milioni di ettari in mano a pochi proprietari!
L’Amazzonia è da sempre vista come “terra senza popolo da destinare a popolazioni senza terra” o terra semplicemente ricca di ogni bene, ma per facilitare chi ha mezzi e volontà di potenza dal di fuori, con pochissima o nessuna attenzione per i popoli indigeni! Eppure nella grande foresta abitano più di 23 milioni di persone, centinaia di popoli indigeni oggi minacciati e quasi braccati nelle loro terre, nel tentativo di costringerli in riserve sempre più strette per poter sfruttare al meglio le potenzialità economiche di questa immensa regione, grande quanto l’Europa.
Nella celebrazione di apertura del XII incontro interecclesiale delle CEBS, accompagnati dai simboli e danze dei rappresentanti indios, il vescovo di Porto Velho, mons. Moacyr Grechi, per incoraggiare i delegati delle piccole comunità cristiane, ha citato un proverbio africano, poi ripetuto più volte ad alta voce dall’assemblea: “Persone semplici, facendo cose piccole, in luoghi poco importanti, riescono in cambiamenti straordinari!”. È la bellezza di una fede vissuta in piccole comunità che, come formiche, riescono ad essere lievito nella massa!
Per 5 giorni si è dibattuto il tema dell’Amazzonia, della foresta, della terra, dei fiumi, dei popoli indigeni. E poi dei “quilombolas”, (le comunità di afro-discendenti scappate nella foresta o in posti impervi per sfuggire alla schiavitù), dei popoli “ribeirinhos”, (comunità di migranti che si sono installate lungo le rive dei fiumi), di chi vive dei frutti della terra, dei piccoli proprietari.
Dall’altra parte, invece, i grandi progetti nazionali e internazionali di commercializzazione del verde amazzonico; il disboscamento accelerato e incontrollato; le grandi dighe con le immense conseguenze di impatto ambientale, con migliaia di ettari di terra e foresta allagati (529 kmq per le due dighe sul Madeira, secondo fonti ambientaliste); gli incendi dolosi per far spazio al pascolo di milioni di vacche; i grandi giacimenti minerari che producono ogni giorno tonnellate di minerale con destinazione internazionale (solo sulla ferrovia della Vale do Rio Doce - 1000 km di collegamento tra i giacimenti minerari del Carajas nel Parà con il porto di São Luis, Maranhão - transitano ogni giorno 25 milioni di dollari di minerale); studi farmaceutici avanzati sulle tantissime specie di piante, erbe e sostanze presenti solo in Amazzonia… per poi brevettarne l’uso e la vendita!
E tra questi due fuochi, queste due maniere totalmente differenti di vivere e concepire il rapporto con la natura, si collocano i poteri pubblici, molte volte inefficienti, ritardatari, se non conniventi, corrotti e corresponsabili della distruzione del polmone, del ventre della Madre Terra! Leggi inadeguate, forze giudiziali politiche e militari vendute al soldo dei potenti completano un quadro che non poche volte produce morte, massacri, e martiri per la difesa dell’Amazzonia: il comboniano p. Ezechiele Ramin, Chico Mendes, Suor Dorothy Stang, il massacro nell’Amazzonia peruviana di dieci indios la settimana scorsa… e tanti altri, a centinaia: gente semplice che ha dato la vita - in silenzio e nell’anonimato - per il diritto alla sopravvivenza.
Nella celebrazione penitenziale del XII interecclesiale, celebrata proprio davanti alla diga di Santo Antonio in costruzione (lavoro ininterrotto, giorno e notte per 3500 operai) sono state proclamate le beatitudini, con una profonda tensione di fede e amore, di sofferenza, nel ricordo dei martiri, e di speranza – nelle parole di mons. Luiz Soares Vieira, vescovo di Manaus e vice presidente della Conferenza dei Vescovi Brasiliani - per un altro mondo possibile, perché quest’altro e differente modo di civilizzazione e di progresso non è solo possibile, ma necessario e urgente! Ne va di mezzo la sopravvivenza dell’intera specie umana.
È doveroso anche per noi chiederci, come ci siamo interrogati al Convegno: è possibile pensare a un progresso nel quale l’Amazzonia non sia vista solo come terra da depredare? Cosa capiterà alla “madre terra” con l’effetto serra, il surriscaldamento globale, la scomparsa della bio-diversità ambientale unica al mondo data dall’Amazzonia? Come concepire e vivere il progresso, ma nel rispetto delle minoranze e di uno sviluppo sostenibile o, ancor meglio, di una vita sostenibile in tutte le sue sfaccettature?
Stiamo vivendo – hanno ripetuto i 56 vescovi presenti al convegno - una degenerazione del capitalismo, pronto a schiacciare qualsiasi diritto, persona, popolo, pur di arrivare primi nel guadagno, nella competizione, nei diritti commerciali e produttivi. Qual è la concezione di progresso che abbiamo e vogliamo vivere? A qualsiasi prezzo, pure ambientale? Come ha detto Leonardo Boff: “siamo tutti degli analfabeti ecologici e soprattutto è analfabeta chi ha in mano le redini dell’ economia e della politica! Dagli indios dovremmo andare a scuola, perché loro da millenni convivono in armonia con la foresta e con i fiumi, preservandoli per le future generazioni”.
Persone semplici e personaggi di spicco, come l’ex ministro dell´Ambiente, Marina Silva, il teologo Leonardo Boff, i vescovi Mons. Pedro Casaldaliga, il ricordo di mons. Helder Câmara, dom José Maria Pires, la direzione generale della Conferenza Episcopale Brasiliana, hanno ravvivato la bellezza di questo vivace e partecipato incontro.
“Dove sta Cristo?”, si è ricordato nella messa conclusiva, con 10.000 persone presenti. Sta nel piccolo e nel povero, nelle persone e nella natura, nelle culture e nella fede in Colui che per noi ha pensato e sognato un mondo per tutti, nel presente e nel futuro. Alcune frasi di rappresentati di popolo indigeni massacrati da 30 anni di sfruttamento senza regole dell’Amazzonia (17% del manto forestale già definitivamente disboscato, altrettanto in rapidissimo disboscamento), hanno colpito i partecipanti al convegno: “Non vogliamo mai più martiri, vogliamo la nostra gente in piedi, come pure vogliamo gli alberi e la foresta in piedi, come pure fiumi vivi che donano vita!”. Oppure un catechista indigeno: “Vogliamo continuare a vivere nella foresta che è la nostra madre terra, in piccole comunità ecclesiali, che camminano lottando e sognando cieli nuovi e terra nuova, in una maniera nuova di essere chiesa, di agire in società, rispettando e amando tutta la creazione!”.
Ai partecipanti al XII interecclesiale resta una provocazione: oltre l’indignazione per lo scempio perpetrato contro la natura, saremo capaci, per la fede in Dio Creatore e per l’urgenza ecologica, di cambiare i nostri stili di vita? Di diventare più sobri e più rispettosi della natura? Saremo capaci di non comprare più legname non certificato proveniente dall’Amazzonia, anche se più conveniente? Di risparmiare quell’energia e quell’acqua non strettamente necessaria al nostro vivere sobrio? Riusciremo, come cristiani, a cambiare pure il tipo di evangelizzazione, di essere chiesa vicina ai più poveri e sofferenti?
“Coraggio comunità di base!”: è stato il forte invito delle CEBS riunite a Porto Velho, qui in Brasile e in ogni angolo della terra! Non aspettate la buona volontà degli alti gradini del potere pubblico! A partire dal basso, ma con la forza che viene dall’Alto, continuate sul treno della storia e della fede, che non può non essere se non profetica e trasformatrice!
 
Daniele Soardo
Paolo Annechini
Francinilde Ferreira