Riflessione sulla Festa dei Popoli

 
 

 
31maggio 2009
 
“Non più stranieri né ospiti...ma cittadini!". È lo slogan della festa dei popoli di quest'anno.
Riconosciamo di essere persone che provengono da posti diversi, con lingue diverse, con culture diverse, con esperienze religiose diverse.
È vero, tra di noi ci sono molte diversità.
C'è però una cosa che ci accomuna: viviamo tutti in questa città. Qui lavoriamo, qui andiamo a scuola, qui abbiamo degli amici e magari la famiglia o alcuni della famiglia. Qui in questa città c'è la nostra vita.
Può darsi che questa presenza sia per un tempo breve oppure lungo oppure per sempre....non importa. Noi vogliamo che il tempo che viviamo assieme sia fruttuoso per tutti noi. Fruttuoso non solo in termini economici ma soprattutto di relazioni, di fraternità, di solidarietà...quegli aspetti che fanno la vita di ogni persona umana qualitativamente significativa.
Perché questo si realizzi comprendiamo che tutti devono essere messi nella condizione di poter esprimere al meglio le proprie capacità nel campo del lavoro o della scuola. Ogni persona che vive in questa città deve avere la possibilità di costruire relazioni affettive profonde e di essere curato nella malattia e sostenuto nel bisogno. Anche l'esperienza dell'incontro con Dio che è dimensione importante del vivere di una persona deve trovare il suo riconoscimento.
Quando questi aspetti della vita sono garantiti a ogni cittadino e salvaguardati e regolati da leggi giuste ed eque la cittadinanza cresce. Si creano cioè le condizioni perché ci si senta a casa e nessuno normalmente ha in odio la sua casa ma anzi la protegge e la cura.
Il senso di responsabilità, la necessità di rispondere a dei doveri verso la propria città sono la risposta al sentirsi parte di questa casa, di questa città.
Siamo convinti che il “benessere” (nel senso di star bene, in pace con sé e con gli altri) e la sicurezza del nostro paese, della nostra città, della nostra terra, crescono nella misura in cui ogni persona è riconosciuta e rispettata nella sua dignità e nei suoi bisogni.
All'opposto, sentiamo come una minaccia al nostro benessere e al nostro vivere assieme ogni pensare e forma di agire che discrimina e sfrutta per qualsiasi ragione, sia esso l'interesse economico o religioso, oppure per il colore della pelle o per il ceto sociale.
Con la nostra festa vogliamo dire con chiarezza: per crescere abbiano bisogno di entrare nella logica che ogni persona è comunque un cittadino.
La scelta dello slogan di quest'anno bene si addice a questa diciottesima edizione della festa.
Lo slogan, infatti, da un lato dice il cammino fatto e dall'altro indica quello che sta davanti a noi e dobbiamo ancora percorrere.
Chiediamo che lo Spirito dell'amore di Dio, Spirito che anima ogni atteggiamento sincero verso Dio, ci accompagni e ci guidi come è stato fino ad oggi.
Allora auguri, buona festa e buon cammino.
 
don Giuseppe Mirandola