Siamo tutti cittadini del mondo!

 
 

 
“Non più stranieri né ospiti… ma cittadini”, questo è stato l’inno della tradizionale Festa dei Popoli che lo scorso 31 maggio, giorno di Pentecoste, ha celebrato a Villa Buri il suo diciottesimo anno. Attraverso questo evento, le diverse rappresentanze delle comunità di cittadini presenti a Verona in provenienza da ogni continente, hanno voluto esprimere un gioioso e variopinto abbraccio simbolico a tutti i loro con-cittadini veronesi, dimostrando una profonda maturità sociale e culturale che non trova facile riconoscimento, ma che contribuisce comunque allo sviluppo umano ed economico dell’intera popolazione veronese. Un abbraccio tra cittadini del mondo, del quale la chiesa di Verona è protagonista nello spirito di fratellanza cristiana trasmesso alla festa con il saluto del vicario generale, mons. Giuseppe Pellegrini, seguito dall’appassionato messaggio di dom Josè Maria Pires, brasiliano, vescovo emerito di Joan Pessoa.
Il direttore nazionale della Fondazione Migrantes, padre Gianromano Gnesotto, che è stato relatore alla serata di presentazione della Festa dei Popoli, tenutasi presso la sala Marani dell’Ospedale di Borgo Trento il 26 maggio scorso, li ha chiamati “cittadini non appartenenti alla Comunità Europea”, perché dal punto di vista evangelico, l’attuale classificazione espressa con il termine “extracomunitari” così come quella di “stranieri”, implicherebbe l’esclusione dalla chiesa-comunità dei credenti di chiunque non sia riconosciuto come cittadino. Lo slogan stesso della Festa dei Popoli si rifà alla lettera di san Paolo agli Efesini (2,19) quando afferma, categorico: “non più stranieri né ospiti”. Questo non significa che la legalità non debba essere patrimonio culturale dei nuovi cittadini, al pari, beninteso, di quelli “de soca”, come don Giuseppe Mirandola, direttore del CPI (Centro pastorale immigrati), li ha simpaticamente appellati, nell’intervento introduttivo della serata di presentazione, alludendo ai veronesi dalle antiche origini scaligere.
Il dott. Daniele Lugli, difensore civico della Regione Emilia Romagna, anche lui relatore all’incontro in sala Marani assieme a padre Gnesotto, ha portato una significativa esperienza dalla quale viene tratto un insegnamento che dà ragione anche alle linee pastorali indicate dai vescovi italiani per il prossimo decennio, riguardanti l’ambito dell’educazione. Gli studenti, anche i più piccoli, sono positivamente attratti dai valori affermati nella Carta dei Diritti Umani e “giocando” con la parola DUDU (che sta per Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) sono in grado di trasmettere anche ai loro genitori, ai parenti ed agli amici i contenuti di questo imprescindibile strumento giuridico ed educativo che l’ONU mette a disposizione di tutta l’umanità affinché venga affermata la dignità della persona e la inviolabilità della vita umana. Più che integrazione, ha affermato padre Gnesotto, sollecitato anche dalle acute provocazioni del moderatore della serata, Raffaello Zordan, redattore della rivista comboniana Nigrizia, serve “interazione”. Bisogna, cioè, instaurare uno scambio paritario tra chi bussa alla porta e chi accoglie, per creare quella “convivialità delle genti” che, nella sua pur limitata dimensione locale, la Festa dei Popoli si propone di far sperimentare come servizio di cittadinanza attiva. Per farci sentire un po’ tutti, almeno un giorno all’anno, cittadini del mondo.
 
                                                                                                     
Beppe Magri