Un uomo abitato da Dio
In una chiesa gremita all’inverosimile di gente venuta un po’ da tutta la provincia, il popolo di mons. Ferrazzetta, protovescovo della Guinea Bissau, si è dato appuntamento all’ultima domenica di aprile tra le montagne della sua Selva di Progno per ricordarlo nel decimo anniversario della scomparsa. Nel breve ma commosso discorso di saluto a mons. Camnate, Vescovo di Bissau, il vicesindaco Marco Cappelletti ha preso lo spunto per sottolineare di fronte ai fedeli, tra i quali non mancava una folta rappresentanza di guineani residenti in Italia, come la vita di mons. Settimio Ferrazzetta si inserisca perfettamente in quel filone quanto mai fecondo di santità delle figure che in questi ultimi due secoli hanno reso spiritualmente grande il territorio di Verona, come il Lonardi, il Bertoni, Maddalena di Canossa, don Provolo, don Agostini, padre Bresciani, fino a don Baldo, mons. Nascimbeni, il Comboni e don Calabria. “ Come credenti”, ha ricordato infine Cappelletti citando san Giovanni, “ ci è impossibile amare Dio che non si vede se non si ama il prossimo; ed è questo forse l’insegnamento più grande, che dobbiamo far nostro, lasciatoci in eredità dall’amato concittadino mons. Settimio”. È cominciata poi la santa Messa concelebrata solennemente da mons. Camnate attorniato dai confratelli frati minori di mons. Ferrazzetta e dai sacerdoti che per anni gli sono stati a fianco nella sua importante opera missionaria, primo tra tutti don Sergio Marcazzani. Nella sua omelia, dialetticamente ritmata secondo forme e contenuti evangelici propri del periodo pasquale, mons. Camnate non ha mancato di richiamare tutti i presenti ad essere “ testimoni del risorto” sull’esempio di mons. Ferrazzetta che ha sempre voluto che la sua vocazione missionaria fosse incarnata nel popolo anche e soprattutto nei momenti difficili della Guinea Bissau. “ Mons. Settimio era un uomo abitato da Dio”, ha sottolineato il celebrante in una felice e lapidaria sintesi, “ un uomo che ci ha indicato la strada del dialogo e della riconciliazione ripartendo da quella fede autenticamente cristiana e popolare che ci fa riconoscere l’altro come un fratello”. Ricordando come mons. Ferrazzetta amasse ripetere il detto di Gesù che “ la verità vi farà liberi” in tutti i campi dell’umano operare, mons. Camnate ha poi riconosciuto in lui i tratti del Profeta della Missione di quella Chiesa Africana pastoralmente feconda che nell’ ottobre di quest’anno si riunirà in Sinodo a Roma “ al servizio della riconciliazione e della pace “. Prima della benedizione finale, un grande applauso è sorto spontaneo da tutti i presenti quando padre Bruno Miele, ministro provinciale dei francescani veneti, ha ufficialmente annunciato l’avvio della causa di beatificazione di mons. Settimio, “ un frate minore che ha fatto della Fraternità e della Minorità, cioè dell’attenzione ai minori e alle persone più fragili, uno stile di vita confermato dalle tante testimonianze che abbiamo avuto modo di conoscere in questi anni”. Tra le testimonianze, appunto, particolarmente toccante è stata quella di Daniel, un professionista guineano residente da anni in Italia, che ha ricordato ai fedeli la paziente mano tesa che mons. Ferrazzetta ha avuto con lui e con i ragazzi della Guinea Bissau, manifestandogli pubblicamente la sua figliale riconoscenza per “averlo saputo aspettare e spronare anche nei momenti di maggior sconforto”. Dopo la premiazione di due medici veronesi, Francesco Zangirolami e Sergio Carlini, volontari organizzatori del servizio sanitario nei villaggi, significative sono apparse le parole del dottor Serafino Sordato, presidente della Rete Guinea Bissau, che per anni ha pilotato con il Centro Missionario di Verona amici, professionisti e volontari impegnati nell’opera missionaria di mons. Settimio: “ La sua anima vive in noi”, ha sottolineato . E a guardare negli occhi il popolo gioioso convenuto a Selva per ricordarlo non c’è da dubitarne!
Ugo Piccoli



