Chi siamo


Il Centro Missionario Diocesano è l'organismo pastorale che la Chiesa di Verona si dà come punto unificante di tutte le espressioni della missionarietà della chiesa locale.
La Chiesa di Verona storicamente manifesta una grande vitalità missionaria non solo da parte delle congregazioni religiose missionarie o aventi missioni, ma anche da parte dei laici e dei preti diocesani fidei donum, dei gruppi missionari. Collaborano con il direttore don Giuseppe Pizzoli diverse persone, dipendenti e volontari.
Sono presenti nel Centro Missionario Diocesano, a diverso titolo, sacerdoti diocesani, religiosi e religiose, laici. Un buon numero di volontari offrono la loro preziosa e stabile collaborazione.
Molto importante è il ruolo dei "delegati": persone che rappresentano istituzioni, associazioni o i vicariati diocesani: il compito dei delegati vicariali è quello di comunicare e riportare le esigenze dei vari gruppi missionari sparsi nella Diocesi, contribuire a programmare e verificare le varie attività, a partire dal progetto pastorale diocesano. I delegati costituiscono il punto di unione tra il CMD e le parrocchie.
 
 

Il Direttore

Direttore del Centro Missionario Diocesano è don Giuseppe Pizzoli. Nato a Bovolone il 31/08/1959, è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dopo una prima esperienza come educatore in seminario e collaboratore in parrocchia, è partito come fidei donum per il Brasile, missione diocesana di Joao Pessoa. Ritornato nel 2003, ha assunto la parrocchia di Golosine fino al 2007 quando mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, gli ha affidato la direzione del Centro Missionario Diocesano. Succede a don Ottavio Todeschini.
 
 

Finalità e obiettivi

La finalità del Centro Missionario Diocesano è la stessa di tutta la chiesa: evangelizzare! All'interno di questo fine, il CMD si propone come obiettivo:
"far crescere la missionarietà nella vita e nelle attività della Chiesa locale, favorendo una profonda coscienza della missione e la nascita di nuovi stili di vita, per diffondere nel mondo i valori evangelici a servizio del Regno di Dio".
Il Centro Missionario Diocesano, nella chiesa locale, si propone come strumento e luogo di comunione delle molteplici realtà missionarie presenti in diocesi, per essere:
  • segno della cooperazione e scambio tra chiese
  • promotore della solidarietà tra i popoli
  • spazio di ascolto e di dialogo ecumenico e interreligioso
  • strumento di educazione alla mondialità
  • luogo di preghiera e di ascolto della Parola
Il CMD si pone anche l'obiettivo di offrire alla chiesa locale e alla società una formazione missionaria il più completa possibile e di proporre stili di vita che testimonino la scelta preferenziale dei poveri, la sobrietà, la trasparenza.
 

Il CMD è in rete con:

  • Centri di pastorale diocesani
  • Organizzazioni non governative
  • Caritas diocesana e nazionale
  • Ufficio Missionario Nazionale, Missio, CUM e Centri Missionari Diocesani di altre diocesi
  • Commissioni vicariali per la missionarietà
  • Congregazioni o istituti religiosi
  • Associazioni e movimenti presenti sul territorio
 

Il CMD è in rete per:

  • Coordinare con gli altri Centri e Uffici della pastorale un'azione comune che risponda alle vere esigenze pastorali e spirituali della gente
  • Essere maggiormente presente nei Vicariati, nelle parrocchie, nei gruppi missionari, nell'ambito della scuola e di altre iniziative promosse sul territorio
  • Prestare attenzione ai rientrati dalla missione: preti, religiosi e laici, favorendo una significativa accoglienza e un inserimento più incisivo
  • Promuovere la cultura della sobrietà, di nuovi stili di vita, in grado di ostacolare la cultura dell'edonismo e del consumismo
  • Far maturare nei singoli e nei gruppi l'importanza della preghiera e di una azione che miri a far nascere vocazioni sacerdotali, religiose e laicali per la missione
 

Il CMD inoltre è:

  • Per uno sviluppo ambientale e umanamente sostenibile
  • Per la solidarietà con tutte le persone che si trovano in stato di necessità
  • Per l'accoglienza di quanti si sono trovati a dover lasciare il proprio Paese per sopravvivere
  • Per la remissione del debito estero dei Paesi poveri e in via di sviluppo
  • Per una maggiore sensibilizzazione verso nuovi stili di vita quali l'interculturalità, il commercio equo e solidale, il consumo critico e il risparmio etico