LA MISSIONE AD GENTES IN AMERICA LATINA Featured

 

S.E. Mons. Vittorino Girardi, classe 1938, comboniano di Lendinara, vescovo emerito di Tilaran-Liberia, in Costarica, è una delle personalità in campo missionario della chiesa latinoamericana. Era presente al V CAM (Congresso Missionario Americano) in Bolivia dal 10 al 14 luglio scorso, dove ha tenuto una relazione dal titolo: “La missione ad Gentes in e dall’America”. Lo abbiamo intervistato.

D. Mons. Girardi, è cambiato il concetto di “ad gentes” nella chiesa in America Latina dal Concilio ad oggi?

Diciamo che dal documento conciliare Ad Gentes ad oggi nel magistero c’è stata un’evoluzione. L’Ad Gentes portò a quello che chiamiamo “il rimpatrio delle missioni nell’ unica missione della Chiesa”. Che equivale a dire che la chiesa è missionaria per sua natura in quanto  nasce dal mistero Trinitario che si fa presente nel tempo e nello spazio con la missione del Figlio e dello Spirito Santo. C’è il ribaltamento della prospettiva: ci sono le varie missioni perché la chiesa è missionaria per natura! In questa natura si vanno a delineare tutte le sue attività: quella  pastorale, ecumenica, la nuova evangelizzazione, la missione ad gentes, inter gentes, ad extra, ad intra, ai poveri,  il dialogo interreligioso, l’ attività di promozione umana, la missione nella vita contemplativa. Il magistero in questi anni dopo il Concilio ha lavorato su questo.

D. Arrivando a papa Francesco nell’Evangelii Gaudium

Il quale raccoglie l’espressione di papa Benedetto XVI “l’attività missionaria ad gentes è la missione paradigmatica di tutta l’azione evangelizzatrice”, come afferma nei punti 14 e 15 del documento dove, riprendendo la Redemptoris Missio di san Giovanni Paolo II  afferma che l’attività missionaria  rappresenta  ancor oggi la massima sfida per la chiesa, e la causa missionaria deve essere la prima.

D. I vescovi latinoamericani ad Aparecida nel 2007 hanno affermato che “non possiamo rimanere tranquilli dentro le nostre chiese. Bisogna passare  da una pastorale di semplice conservazione ad una pastorale decisamente missionaria”. Come leggere questo oggi, 10 anni dopo?

Dobbiamo leggerlo con l’ottica di mantenere la traiettoria dell’ad gentes, dell’ad extra, evidenziando la necessaria “uscita” non solo culturale ma anche geografica, distinguendo quindi con la missionarietà ad intra, rivolta a gruppi o spazi  umani che non conoscono Cristo ma che sono ubicati  nei propri limiti geografici. Forse in Europa si fa fatica a capire questo ma le chiese in America Latina hanno ancora grandi spazi da evangelizzare: si pensi all’Amazzonia.

D. “Discepolo e missionario” o “discepolo missionario”? Quella “e” cambia prospettiva….

Discepolo missionario, senza la “e”. Fin dalle origini il convertito era già missionario. Gesù li chiamò apostoli, inviati. Gesù stesso si sente inviato dal Padre.   Paolo si converte e la sua conversione è in funzione dell’apostolato. Andate in tutto il mondo: non c’è distinzione tra discepolo e inviato.  Il pericolo è che la missionarietà diventi una caratteristica della chiesa. Non deve essere così, la missionarietà deve essere e rimanere l’essenza stessa della chiesa, la sua vocazione in quanto battezzati. E’ chiaro poi che essere discepolo missionario in Giappone è diverso che esserlo in Europa.

D. Quest’anno si celebrano i 50 anni da Medellin, il secondo incontro dell’Episcopato Latinoamericano. Cosa ha portato nella chiesa questo evento?

Ha avuto conseguenze rilevantissime per la chiesa in America Latina e la sua dimensione missionaria. Ha attualizzato il Concilio in queste terre,  ha portato a quello che il terzo incontro di Puebla definirà “l’opzione preferenziale per i poveri”, ovvero la chiesa che apre gli occhi sulla situazione nella quale viveva il suo popolo e decide di non stare a guardare, ma a partire da quelle situazioni- spesso drammatiche per povertà, violenza, mancanza di diritti umani,  annunciare Gesù Cristo e i valori del suo vangelo stando dalla parte dei poveri, camminando con loro. Sarebbe sbagliato rileggere Medellin con le lenti sociologiche, culturali, di contrapposizione politica  di cinquant’anni fa. Un grande santo come mons. Romero con quelle lenti verrebbe considerato “anti medellinista”. Ma invece è il contrario: Romero è morto martire proprio per aver fatto una radicale opzione preferenziale per il poveri.

Paolo Annechini

Joomla Templates by Joomla51.com

Il sito di CMD VERONA utilizza i cookie tecnici per migliorare la navigabilità del sito. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Accetto i cookies da queto sito.