NELLA LOGICA EVANGELICA DEL REGNO Featured

 

 

Un chiaro disegno guidato dallo spirito di Gesù risorto lega il Concilio Vaticano II,  Medellin, Aparecida e papa Francesco  per una chiesa “a servizio del mondo”.

Chi l’avrebbe detto?...

Dopo il Concilio carico di difficoltà e di nuove prospettive, dentro il sorprendente percorso delle chiese latinoamericane, chi l’avrebbe detto che da un seme piccolissimo si può arrivare ad un albero grande? Eppure è la logica del Regno proclamata da Gesù in Mt 13,31-33. C’è un processo di crescita nel mondo e nel Creato, un qualcosa che da piccolo che è fa crescere e sviluppare qualcosa più grande di lui; c’è un processo di fermentazione dal di dentro,  nell’umanità, che non si ferma, che non si arresta, che niente e nessuno potrà stroncare. La crescita e la fermentazione non dipendono dallo sforzo dell’amministratore fedele- ammonisce Gesù: c’è chi le guida al di là della sua preoccupazione, della sua perspicacia o della sua malignità.

Il constesto storico

Medellin- non certo preparato per dare i frutti che di fatto ha dato- è i primo passo di una chiesa in uscita, un evento sorprendente e pionieristico, nato in un clima apparentemente contraddittorio.

La mentalità della maggior parte dei vescovi non era ancora stata trasformata profondamente dal Concilio, il “Patto delle Catacombe” con le sue scelte radicali entusiasma nell’immediato ma la sua realizzazione tiene il freno a mano tirato. Chi l’avrebbe detto che Medellin sarebbe entrato nella storia della chiesa come il luogo dove il Concilio Vaticano II è diventato latinoamericano? Eppure questa è la storia che dal Concilio ad oggi ci coinvolge tutti senza distinzione, passando da Puebla, da Santo Domingo, da Aparecida, per arrivare al Sinodo della Nuova Evangelizzazione e al pontificato di Papa Francesco.

Il lavoro di Medellin

“La chiesa nell’attuale trasformazione dell’America Latina, alla luce del Concilio” fu il titolo dato all’assise del 1968 dell’Episcopato Latinoamericano riunitosi a Medellin, come a dire che chiesa e mondo, chiesa e popoli del continente, invece che essere in competizione, imparano- devono e vogliono imparare- a restare in dialogo perché dal seme della Parola posto nel cuore dei credenti cresca una umanità-famiglia accogliente e prospera.

Tutti i 16 documenti dell’Assemblea e lo stesso discorso di apertura di papa Paolo VI tentano  di offrire una parola ecclesiale sui vari temi e problemi del mondo più che fermarsi in prevalenza ai temi e problemi della chiesa stessa. Logico e doveroso allora, che l’assemblea abbia concentrato l’attenzione sull’umanità, sugli esseri umani di questo continente che vive un momento decisivo del suo processo storico: cosciente del fatto che “per conoscere bisogna conoscere l’essere umano”, quella di Medellin diventa la prima grande assemblea generale ad interessarsi di un tema che non è solamente interno alla vita della chiesa: a tema- doverosamente- c’è in primo luogo la chiesa, ma alla fine dello studio e delle discussioni i documenti contengono sempre la posizione di una chiesa rivolta al mondo e ai popoli del continente. Leggendoli oggi è impossibile non rimanere ammirati della apertura umana e del desiderio di dialogo che li attraversa. Tutti i documenti sono formulati secondo lo schema del vedere- giudicare- agire: partono sempre dalla realtà, propongono una analisi biblica e teologica, per terminare con suggerimenti per l’azione sociale e per l’attività pastorale conseguente.

A 50 anni di distanza

Un filo lega lo sforzo di iniziale applicazione del Concilio Vaticano II avvenuto a Medellin, alla “chiesa in uscita” di papa Francesco. Sono stati molti i momenti di maturazione, comprese le differenti vedute con Roma, dissolte alla fine nel 2007 proprio da Colui che maggiormente le aveva sofferte: papa Benedetto XVI aprendo i lavori della Conferenza ad Aparecida – presente il cardinale Bergoglio - lasciò spazio aperto: fu l’inizio, anzi il crinale per un prima e per un dopo non solo per la chiesa dell’America Latina.  Solo sei anni più tardi, il 13 marzo 2013, lo Spirito Santo dona alla chiesa Papa Francesco, che non è un papa latinoamericano, ma colui che lo Spirito Santo si è messo da parte per una missione speciale (Atti 13, 2-3) come avvenne per Paolo e Barnaba in un altro snodo decisivo per l’annuncio del vangelo al mondo intero. Tant’è vero che il documento programmatico del suo pontificato, l’Evangelii Gaudium, non è una sua invenzione, né la riedizione del documento di Aparecida, ma la “esortazione” conclusiva del Sinodo dei Vescovi del 2012 su “La Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, proiettata in un orizzonte mondiale.

Don Sergio Marcazzani

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