16 MORTI NELLA CHIESA COMBONIANA A BANGUI Featured

 

 E’ successo martedì 1 maggio:  miliziani islamici hanno circondato la chiesa  gremita di gente per la festività di San Giuseppe lavoratore e hanno iniziato a sparare con fucili e granate. Sono rimaste a terra 16 persone, 60 i feriti. Tra le vittime vi è anche un sacerdote locale, padre Albert Toungoumalè-Baba. E il bilancio poteva essere molto, molto più pesante. Nostra Signora di Fatima, grande sobborgo di Bangui, zona vicina al famigerato km 5 che è stato per alcuni anni il centro di un conflitto assurdo tra cristiani e islamici, è da sempre una delle zone pericolose della capitale Centrafricana. La parrocchia è guidata dai comboniani, che tutti i giorni rischiano la vita. Spesso- ci diceva mons. Jesus Molina, comboniano, ora vescovo ausiliare di Bangassou- passano milizie in auto a tutta velocità sparando raffiche di mitra dentro il recinto della chiesa, che si trova proprio sulla via principale che collega la periferia al centro città. La chiesa, con il suo ampio terreno era già diventata nel 2015, prima della visita di papa Francesco, rifugio per migliaia di profughi cristiani che fuggivano dalle milizie islamiche che devastavano il quartiere. E anche in  quella occasione scorrerie e violenze erano quasi quotidiane. Il raid è stato duramente condannato dal cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, che in una dichiarazione al SIR condanna senza mezzi termini. Il cardinale Nzapalainga fa appello “al governo e alla Minusca” (le forze Onu nel Paese), “perché sia fatta luce” sull’accaduto, “si possa sapere la verità” e “venga resa giustizia alla popolazione centrafricana”. Nel messaggio l’arcivescovo di Bangui esprime il suo dolore per le vittime, i feriti e le loro famiglie e si chiede con inquietudine: “Cosa sta succedendo, è in corso una manipolazione? C’è una strumentalizzazione, c’è una volontà di dividere il Paese? C’è una agenda nascosta?”. “Da decenni, cosa abbiamo fatto di questo Paese – constata -. Colpi di Stato, ribellioni a ripetizione. Il risultato è davanti a noi: morti, saccheggi e distruzione e gli ultimi eventi drammatici ci ricordano che la violenza non è una soluzione ai nostri problemi”. Il cardinale Nzapalainga invoca per il suo Paese “eroi” che dicano ad una sola voce “no alla violenza, no alla barbarie, no alla auto-distruzione”. Rivolge poi un appello “a tutti i gruppi politici, amministrativi, religiosi, senza distinzioni, perché tutti insieme possiamo alzarci in piedi come un solo uomo per condannare l’accaduto poiché è lo stesso corpo centrafricano ad essere minacciato dall’interno”. Ai credenti chiede di avere “padronanza di sé per evitare la rabbia, l’odio, la vendetta, le rappresaglie”. “Abbiamo contato i nostri morti e continueremo a contarli – scrive -. Abbiamo i nostri malati, disabili e continueremo a contarli. Per carità, alziamoci in piedi per evitare di autodistruggerci”. Dopo ennesimi appelli alla calma e alla pazienza rivolti ai fedeli conclude: “Nei prossimi giorni ci ritroveremo con i responsabili, vi daremo indicazioni su come comportarvi”.

Paolo Annechini 

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