Sulla tua parola getterò i miei sogni

 

 Si è svolto a Roma, alla Fraterna Domus di Sacrofano dal 28 al  1 maggio 2018 scorsi il 5° Convegno Missionario Giovanile (CO.MI.GI), organizzato dalla Fondazione Missio, l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa di animazione missionario sul territorio italiano.  250 i giovani partecipanti da tutta Italia che sono arrivati a Sacrofano dopo un cammino di preparazione sul tema: “Sulla tua parola getterò i miei sogni”.  Una tre giorni fitta di relazioni e lavori di gruppo dove biblisti, ma soprattutto i giovani hanno portato sul palco della Fraterna Domus una convinzione: quella che sognare in grande, non solo si può, ma è indispensabile per trovare una vita degna di essere vissuta. Ma sognare in grande vuol dire indirizzare i sogni alla luce del Vangelo. L’evento, che si tiene ogni tre anni ed è organizzato dalla Fondazione Missio, è stato aperto dal vescovo di Avellino, mons. Arturo Aiello, ed è proseguito con alcune lectio bibliche di Rosalba Manes, del missionario saveriano Pietro Pierobon e del domenicano Claudio Monge, centrate sulle figure di Giuseppe e Maria.  “Porto via con me un sogno immenso: che da questo convegno possiamo uscire con le maniche rimboccate. Non più da spettatori ma da protagonisti. Ragazzi, abbiamo idee grandi, forti, ben chiare e definite, nulla ci impedisce di realizzarle. Spetta a noi ora!”. Così, Giovanni Rocca, Segretario Nazionale di Missio Giovani, al termine del Comigi consegna ai suoi coetanei un messaggio d’azione nel presente e nel futuro. “C’è bisogno che ognuno di noi, a testa alta pronunci un convinto ‘si’ – ha detto – e faccia una scelta” per la sua vita e per quella della Chiesa, anche in vista del sinodo, “che non deve essere sui giovani ma dei giovani”. Gli oltre duecento ragazzi nelle conclusioni finali del convegno  hanno scritto che vogliono: “una Chiesa coinvolgente, flessibile, dinamica, nomade e meno gerarchica”. I loro desiderata, emersi nel corso dei lavori di gruppo sono stati raccolti su grandi fogli e verranno rielaborati per portare un contributo al sinodo. Vi si leggono desideri come questo: “che la Chiesa sia più umile, che non rinneghi se stessa e annunci al mondo la verità, che sappia sporcarsi le mani agendo concretamente. Che si lasci guidare dallo spirito santo, che ci garantisca di vivere come figli di Dio”. “Non intendiamo essere giovani che si piangono addosso – dicono questi ragazzi – in una società che ci ha cucito un’armatura pesante: non vogliamo vivere paralizzati dall’idea di un possibile fallimento. Vogliamo imparare a gestire le nostre fragilità”. E ancora dicono i ragazzi: “vogliamo una Chiesa più povera, più vicina, più inclusiva e meno assistenzialista, più responsabilizzante”. Questo Comigi è stato “la riconferma che siamo qui, che ci siamo per davvero- ha detto Rocca- Siamo pronti a dimostralo coi fatti, con la nostra presenza. La frustrazione e la rabbia resteranno sepolte sotto le macerie del muro del timore che abbiamo abbattuto mettendoci in gioco. Offrendo tutto noi stessi all’altro”. Giovanni Rocca ha parlato dei suoi progetti per “la costruzione di un futuro migliore. Progetti dei quali credevo capaci solo persone lontane da me come Maria e Giuseppe, ma ho scoperto in questi giorni, che entrambi avevano timore di fronte all’incertezza dell’avvenire”.

Ilaria De Bonis

 

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