LA MIA VITA IN GIAPPONE Featured

 

 “Sono in Giappone da 63 anni e sono arrivato in nave a quei tempi. Ma io intendevo andare in Cina! Quando ero giovane, appena entrato nei salesiani, avevo in mente la Cina, ma nel frattempo Mao ha mandato via tutti i missionari e per questo ho cambiato destinazione e sono arrivato in Giappone nel 1955. Avevo appena iniziato gli studi di teologia in Italia e quindi prima ho imparato la lingua e poi ho proseguito con gli studi fino all’ordinazione sacerdotale, a Tokyo”. E’ un fiume in piena don Gaetano Compri, veronese ma giapponese di adozione, visto i suoi decenni trascorsi in Oriente. E’ di passaggio a Verona con 4 giovani giapponesi, e lo abbiamo intervistato.

D. Don Gaetano, ci racconti gli inizi della sua esperienza in Giappone

Ho lavorato molto nelle opere di educazione salesiane. Anzitutto mi hanno messo a insegnare nel seminario,  insegnavo teologia e filosofia, ho la licenza in tutte e due. Poi mi hanno mandato in un’opera sociale per ragazzi disadattati: sono stato 6 anni direttore di quest’opera, erano 140 ragazzi, avevamo la scuola ed io ero  preside, direttore dell’opera sociale, direttore della casa… tutto! Dopodiché mi hanno mandato a insegnare al politecnico salesiano, una scuola professionale di 5 anni e lì insegnavo filosofia e religione. Dopo  mi hanno fatto preside di una grande scuola  salesiana a Tokyo…

D. Insomma, sempre a contatto con i giovani…

Ho sempre avuto la fortuna di essere  contatto coi giovani, ma non solo. Il Signore mi ha messo attorno un bel gruppo di professori di morale anche non cattolici, di scuole pubbliche, e dopo anni di lavoro insieme abbiamo scritto un volume di  400 pagine affrontando  varie problematiche riguardanti la morale ancora in uso oggi, dal titolo “Pensiamo l’uomo”. Dopo che ho lasciato la scuola mi hanno chiesto di lavorare nell’editrice Don Bosco di Tokyo,  e lì ho cominciato a scrivere libri. Ne avevo già scritti alcuni prima, ma da quel momento mi ci sono dedicato ancora di più, per esempio il libro  “Luce al cuore”, che è una facile introduzione al cattolicesimo. Ne abbiamo stampate più di un milione e mezzo di copie. Una delle mie specialità è la Sindone: ho scritto sei libri sull’argomento, l’ultimo è stato tradotto anche in coreano, in cinese, in sri lankese… possiamo dire che in buona parte dell’Oriente si sta usando questo testo… lo ritengo un bel servizio!

D. Cosa vuol dire per lei essere missionario?

Anzitutto vuol dire annunciare Gesù, il punto dove vogliamo arrivare è Cristo però non si può partire subito da Cristo!  Annunciamo Cristo figlio di Dio a persone che non conoscono Dio, non conoscono  niente. Quindi devi cominciare a parlare dell’uomo, per cosa siamo nati, perché siamo qui in questo mondo, che senso ha la nostra vita come uomini. L’interlocutore deve iniziare  a sentire queste problematiche, e passo dopo passo si arriva a Gesù, che ci ha insegnato il senso della vita eterna.

D. Qual è il problema dell’evangelizzazione oggi in Giappone?

Dare un senso alla vita, portare a capire che la nostra vita non è solo guadagnare. La cosa più tragica per un giapponese è quando va in pensione.  I giapponesi vivono solo per il lavoro e in funzione del lavoro.  Il problema è l’indifferenza: non mi interessa!, senti dire da tutti. L’importante in Giappone è guadagnare, e cominciano a mettersi su questa via fin da bambini, quindi la corsa per i soldi, ma per guadagnare di più devi uscire dalle scuole migliori, ma per accedere alle scuole migliori devi uscire fin dalle elementari con i voti migliori. E’ una catena disumana che genera lacerazioni, drammi sociali enormi e spesso nascosti.   Il cristianesimo dice un’altra cosa, dice che non sei nato solo per lavorare, dice che devi trovare un senso alla tua vita, aldilà e oltre il lavoro che fai. Il grave problema della vita sociale oggi in Giappone è che il sistema, così perfetto, organizzato al secondo, non ti lascia pensare, non c’è tempo per pensare e quello è il più grande dramma che anche noi missionari dobbiamo affrontare ogni giorno ascoltando la gente in Giappone.

D. Lei ha portato 4 giovani giapponesi a Verona. Per quale motivo?

Alla fine del ‘500  i gesuiti portarono dal Giappone in Europa 4 ragazzi poco più che adolescenti perché vedessero il mondo cristiano e poi portassero le notizie in Giappone. Questi ragazzi sbarcarono a Lisbona, attraversarono la Spagna, arrivarono a Livorno, andarono a Roma accolti dal Papa  e passarono anche per Verona, dove si fermarono due giorni nel vescovado. Io sto facendo con loro un pellegrinaggio sulle orme di questi antichi cristiani, per questo li ho portati anche qui a Verona.

Stefano Gaiga

 

 

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