CHIESA CUBANA E CHIESA DI VERONA

 

Vai a fidarti della pubblicità e delle notizie filtrate dai così detti grandi media e dagli innumerevoli social! Sul Condor della Lufthansa che dopo undici ore di volo senza scalo e superando sei fusi orari, mi ha portato assieme ad altri 350 passeggeri a L’Avana, le immagini che mi venivano presentate non le ho più trovate, quando ho potuto girare in lungo e in largo le provincie di L’Avana, Pinar del Rio, e Matanzas: non ho faticato a rendermi conto che “i turisti “ che vi arrivano, se sono bravi vedono il tre o quattro per cento della realtà dentro cui tenta di vivere circa il novantacinque per cento della popolazione cubana. Ho conosciuto un Paese libero a modo suo, e con una storia di povertà che accomuna tutti i sud del mondo, soprattutto là  dove tutto – persone, cose, avvenimenti - è controllato dal “Potere“ di qualsiasi coloritura politica. Ho  conosciuto gente semplice e dotata di una notevole dignità, con una spiccata solidarietà di base. Ho trovato  uomini e donne con sentimenti più positivi ed equilibrati che in altre Nazioni dove la situazione socio-politico-economica rasenta la soglia della sopportabilità. E’ la Cuba che i social non descrivono, e che la pubblicità delle agenzie turistiche  neppure accenna. Il mio obiettivo era di stare con i quattro sacerdoti fidei donum  veronesi  e con la gente con cui vivono da quasi venticinque anni: essi realizzano un progetto di cooperazione tra la Chiesa di Verona e quella di Pinar del Rio, situata 190 Km a sud-ovest di L’Avana: è la terza provincia di Cuba per estensione, con i suoi 715.000 abitanti. Candelària con don Giuseppe Turri,  Cabàna e Bahia Honda con don Gianfranco Falconi, Santa Cruz de los Pinos con don Dario Ferro e N.S. de los Remedios nella periferia di Pinar, con Don Gioachino Gaiga, sono le quattro  località che coprono una notevole parte della Diocesi. Insieme, i nostri quattro missionari fanno  258 anni (età media sessantaquattro!), ma imbattibili per entusiasmo dentro una congiuntura tutt’altro che invidiabile da qualsiasi punto di vista: “straordinari“ è la parola che li fotografa: vuol dire “più dell’ordinario“, più di quello che si può fare, più di quello che è doveroso fare! Mi sono stati di esempio, e davvero mi sono vergognato di stare davanti a loro a parlare, pensando a tutto quello che costituisce la loro vita, quel bagaglio di servizio, di passione, di relazioni difficili, di progetti che rimangono “sogni“ realizzati sempre a metà.

Ho con gioia constatato il forte e prezioso ricordo che ha lasciato di sé il passaggio nelle diverse comunità del compianto don Giulio Battistella: sono stati  otto intensi anni della sua pionieristica e profetica presenza cubana, a cavallo tra il ‘900 ed il nuovo millennio. Una presenza – quella dei nostri  sacerdoti fidei donum – vissuta in una Chiesa Cattolica che è minoranza tra le minoranze, ed in un Paese vivo fin dai tempi coloniali, che continua a vivere anche per la forte testimonianza dei valori evangelici cui indirizzare i percorsi umani (civili) e religiosi, verso un domani dignitoso, libero e corresponsabile. Che cosa mi ha consegnato questo breve ma intenso passaggio nella realtà della Chiesa cubana con cui la Chiesa di Verona è in cooperazione? Prima di tutto, imparare a sentirci “minoritari“, e proprio perché minoritari, a Pinar del Rio non pensano ad attività di massa – del resto impossibili per scelta dell’autorità politica- : non badano ai numeri ma si concentrano sull’essenziale: primo passo, conoscere e vivere il Vangelo che resta riferimento primario e costante della formazione cristiana e leggerlo a partire dalla vita che si svolge in condizioni di estrema precarietà ma che si confronta sempre con l’insegnamento del Maestro.       Una seconda consegna mi sono sentito donare: le dimensioni contenute della comunità, fanno scattare forme - le più svariate -  di ministerialità magari non istituzionalizzata, ma espressione di una convinta condivisione corresponsabile della vita comunitaria: in questo, i nostri sacerdoti sono veri accompagnatori e facilitatori,  che sanno suscitare e valorizzare i tanti doni che ogni battezzato porta in sé,  perché – con semplicità e stile familiare - facciano crescere l’insieme dei fedeli. Ed infine il dono più prezioso che mi è stato consegnato: la prova provata che non è la mancanza di ministri ordinati o di persone consacrate  il primo pensiero e la preoccupazione costante, ma la formazione  e la qualificazione “pastorale“  di laici cui affidare anche i ruoli più delicati nella crescita delle comunità: e qui ho visto determinante lo stile di fiducia e di incoraggiamento che l’esiguo numero di pastori trasmette con la semplicità di una presenza coraggiosa e stimolante, e con l’annuncio gioioso del Vangelo. Se i social e le guide turistiche proponessero di incontrare anche realtà di questo genere...Se la nostra Chiesa, oltre che cooperare,  proponesse efficaci  occasioni di scambio pastorale  con animatori di comunità e giovani in formazione al ministero presbiterale...

                                                                  don Sergio Marcazzani  

Joomla Templates by Joomla51.com

Il sito di CMD VERONA utilizza i cookie tecnici per migliorare la navigabilità del sito. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Accetto i cookies da queto sito.