Gli auguri di don Silvano Daldosso

 

24 dicembre 2017

Vigilia di Natale – Cavá (Mozambico)

 

 

Carissimi amici, quest’anno il mio Avvento e il mio Natale hanno assunto dei connotati particolari che mi hanno lasciato a dir poco irrequieto e con qualche dubbio.

Nel susseguirsi dei giorni rapidi e intensi dell’Avvento, mi sono chiesto se facevo abbastanza per prepararmi al Natale e per aiutare la mia gente a fare altrettanto.

Il mio animo è stato distratto, travolto e coinvolto da innumerevoli eventi e attività.

In questi giorni di preparazione al Natale mi sono trovato a percorrere chilometri per raggiungere le sedi di ogni zona pastorale dove ho realizzato le celebrazioni penitenziali. Le celebrazioni quest’anno sono state guidate dai mei tre seminaristi, che in questi giorni di vacanza vivono con me e mi accompagnano nelle attività pastorali. Li osservavo e vedevo la loro freschezza e la loro voglia di fare il bene fatto bene…come diceva Ernesto Olivero. Gelito, Ambrosio e Silvano, tre giovani frutto delle mie comunità cristiane che ora sono in seminario e che magari tra qualche anno saranno parroci a Cavá!

Le lunghe celebrazioni penitenziali sono poi state succedute da due giorni di ritiro con i catechisti che si sono preparati al Natale con un intenso momento di preghiera.

I responsabili di comunità sono poi arrivati ieri a prendere l’Eucarestia per vivere il Natale in ogni cappella della mia missione.

Tutto questo l’ho vissuto alternandolo con altre decine di attività….

Sono stato occupato per vari appuntamenti in diocesi per l’organizzazione del programma pastorale del prossimo anno.

In questi giorni poi ho trasportato latrine di cemento che ho regalato, come dono di Natale, a ciascuno dei 10 lavoratori della missione dopo i casi di colera avvenuti il mese scorso.

Mi sono occupato e interessato della semina dei prodotti assieme a Werner che segue il progetto agricolo di autosostegno della missione. Ogni tanto correvo da Cavá a Memba per far saldare in officina qualche pezzo dell’aratro…ma la semina è stata fatta e il miracolo della vita sta avvenendo di nuovo.

Assieme ai seminaristi mi sono poi dedicato alla pulizia delle cisterne dell’acqua che si preparano a raccogliere la nuova acqua delle piogge che sono appena iniziate. Una a Cavà di 80 m³ per i corsi di formazione parrocchiali e l’altra a Memba di 220 m³ per i studenti del convitto che riprenderanno ai primi di febbraio. L’acqua è un bene prezioso che richiede grandi cure e attenzione per non trasformarsi in motivo di malattie. 

Sono stato poi coinvolto nell’aiutare 3 comunità a ricostruire le loro cappelle distrutte dal vento poco prima dell’arrivo delle piogge.

Infine ieri ho accolto alla missione un nuovo caso di neonata che ha perso la mamma durante il parto. La bambina si chiama Rosa e la sua vita ha stroncato la vita della sua giovane mamma di appena 12 anni! Accompagnerò Rosa col latte artificiale per tutto il primo anno di vita.

Stamattina, mettendomi a preparare la liturgia del Natale, mi sono chiesto se non ho perso tempo in tutto questo mese di Avvento? Se non era meglio che mi preparassi con un po’ più di silenzio e magari con un ritiro come avrei desiderato fare? Mi chiedo se l’eterno dilemma dei missionari non abbia invaso totalmente il mio cuore: opera sociale o opera divina? Non sarà che il “sociale” ha avuto il sopravvento sullo “spirituale”?

Mi sono reso conto che il Natale mi piomba addosso quasi all’improvviso! E io come mi sono preparato?

Tante volte mi sono sentito ripetere: “tu fai il tuo lavoro da prete e lascia stare il resto?” Ma qual è realmente il mio lavoro di prete e consacrato? Il mio lavoro è l’annuncio del Vangelo! Può essere il Vangelo composto da un foro interno (spirituale) e un foro esterno (materiale) separati come compartimenti stagni? Como cristiano posso professare la mia fede solo in chiesa?

Questi i pensieri che mi girano in testa mentre prendo in mano le letture del Natale.

Comincio a leggere il Vangelo della Veglia di Natale e all’inizio trovo queste parole di S. Luca:

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra”. (Lc 2,1)

Il Vangelo dell’incarnazione di Dio inizia proprio con il censimento di tutta la terra e Dio si inserisce in questo censimento universale attraverso Maria e Giuseppe.

Mi ha toccato questa frase del Vangelo e mi impone una sosta di riflessione.

Dio si inserisce a pieno titolo nell’umanità proprio quando questa viene censita. Sembra che Dio non voglia perdere l’occasione per dire: “ci sono anch’io!”. Dio s’immerge nell’umanità e la assorbe tutta, fino agli estremi confini della terra! Non c’è nessuna parte di umanità che viene esclusa, ma tutti nel Natale siamo fatti salvi e partecipi della divinità di Dio! Dio in Gesù viene censito come uomo di questa umanità!

Dio entra a pieno titolo nei registri di questo mondo, non è un estraneo, ma uno di noi. Dio non ha paura dell’umanità ma la desidera tutta su di se: umanità ferita, rifiutata, povera, respinta, ricca, triste o felice….Dio l’assume tutta!

Rivedo le mie confessioni dei giorni scorsi, i ritiri, le latrine, le cisterne, la semina, Rosa… IL CENSIMENTO DI TUTTA LA TERRA! Sì, con un po’ di azzardo paragono il mio Avvento a questo censimento di umanità in cui Dio si inserisce.

Il mio compito di prete e di missionario è di portare ancora dentro questo “censimento di umanità” la presenza di Dio! Ogni mezzo è lecito perché oggi Dio venga censito tra di noi: latrine, cisterne, agricoltura, ritiri, centro nutrizionale… tutto serve per rendere vivo e attuale l’annuncio che hanno gridato gli angeli nella Notte Santa:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e pace in terra agli uomini che egli ama!”.

 

Aiutiamo Dio ad inserirsi nel censimento di questa nostra umanità con la nostra opera!

 

 

BUON NATALE!!!

 

 

 

 

 

 

P. Silvano Daldosso

Prete fideidonum in Mozambico, Missione Cavá

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