I “MIEI” LEBBROSI

 

 Carissimi del Centro Missionario, tornando dalla “Mission Hanseniase”, ovvero la missione per i malati di lebbra,  oltre all’interessantissimo  Congresso di  Belem, resta nella mente una sensazione di voler far di più. La bella soddisfazione è di aver provato là nella lontana e dimenticata terra amazzonica  di Labrea la presenza di “recidive“ della Lebbra, questione  ormai accettata da tutti gli studiosi e specialisti di hanseniase e per questo la necessità di ritrattare la lebbra prima che ritorni a contaminare bambini e comunità intere….. ma questo è scienza e ve la risparmio. Quello che volevo dirvi è l’emozione di trovarmi davanti a tutti quegli  esseri umani mutilati spesso orribilmente,  che vivono e sopravvivono negli ex lebbrosari e nei villaggi creati per loro che sono ancora meno degni dei famigerati lebbrosari dismessi …. e sono in tanti. Solo nel ex Lebbrosario di “Prata di Belem”  sono in 4000, il cosiddetto "Villaggio dei 4000",  evitato da tutti! Mi è venuto in mente -oltre a tutte le immagini e storie evangeliche sulla malattia-  un tratto della storia dell’ imperatore Adriano.  L’Imperatore Adriano dopo aver conquistato tutto il mondo conosciuto e nel massimo della sua potenza, dopo aver  combattuto le rivolte ebraiche in Palestina,  scese dal suo carro e si inchinò davanti ad una ragazza ebrea affetta da lebbra. Quando fu interrogato dai suoi soldati sul motivo per cui l'avesse fatto, l'imperatore rispose con un doppio versetto del libro di Isaia - dimostrando in tal modo di conoscerlo assai bene - in lode della nazione di Israele: "Così dice Dio il redentore di Israele per l'anima degli oppressi davanti alla nazione ripugnante, i re vedranno e scenderanno"  E certo non si può non fermarsi a pensare davanti a tali persone che soffrono di castighi per peccati mai commessi e disprezzati per offese mai fatte.. C’è, attorno alla lebbra, uno strano mistero che ingarbuglia la mente e ancora confonde e crea domande senza risposta. Perché solo pochi, matti come noi, ci dedichiamo a studiare questa malattia e non esistono mezzi, medicine e volontà di sconfiggere questa piaga immonda che da millenni si perpetua? Mi rimangono ad ogni visita le  immagini intense di una umanità ai margini, dimenticata dai più, e il ricordo vivo  di un momento speciale, già vissuto mille volte, e che ancora prende e stimola incontri e iniziative e studi e viaggi sul fiume e nella foresta, perché nessuno resti fuori. Ora c’è da lavorare , da portare il messaggio a Labrea e Porto Velho e risalire i grandi fiumi della Amazzonia per raggiungere  quei malati nei villaggi messi alle curve dei fiumi e nella foresta. Al prossimo incontro  di hanseniase a Palmas, nello stato brasiliano di Tocatins, ci saremo ancora tutti.  Potete scommetterci.

Buon Natale

Gabriele Lonardi

Medico e missionario in Amazzonia

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