RITORNANDO A NDITHINI

 

 

Ottobre è il mese che segna la fine dell’estate, che porta le prime nebbie. Ottobre però è anche il mese missionario, mese aperto all'orizzonte della fede. Ed è proprio per preparare questo mese che noi sacerdoti della Chiesa veronese: don Elio Tomanin, don Giorgio Boninsegna, don Alessandro Pesavento, abbiamo deciso di andare a visitare la missione di Ndithini nel Kenya, che praticamente abbiamo aperto.

Non siamo andati come turisti o come persone curiose per vedere dopo 30 anni circa che cosa è rimasto del nostro lavoro della evangelizzazione e promozione umana in quella porzione di chiesa. A Ndithini è rimasta una comunità di suore guidate dalla mente e dal  cuore grande di suor Nadia Monetti. Ci ha invitati più volte a visitare la missione e finalmente ci siamo messi in viaggio. Passaporto, visto, tutto in regola per il viaggio. Siamo andati da fratelli per portare e ricevere il Vangelo che con tante cose nei vari villaggi abbiamo annunciato. Con tanta gioia ci siamo resi conto che i semi che abbiamo piantato con non pochi sacrifici sono cresciuti. La missione ora è divisa in 3 parrocchie con 2 sacerdoti locali per ciascuna con delle chiese grandi e belle e piene di colori e segni di vita, con lavoro apostolico notevole. Ndithini si è trasformata in una grande parrocchia, in particolare per la presenza della comunità delle Piccole Figlie di San Giuseppe. La scuola primaria, la scuola secondaria con circa 350 alunni ma soprattutto il gruppo dei bambini orfani e abbandonati -sono circa 31-,  sono il cuore della missione. E poi il piccolo ospedale dedicato a san Daniele Comboni e continuamente frequentato da tutti coloro che per svariate necessita accorrono per essere guariti. Dopo aver visto tutto ciò, abbiamo detto a suor Nadia: «Se a Roma quanti hanno in mano la causa di canonizzazione del beato Giuseppe Baldo, fondatore delle Piccole Figlie di San Giuseppe, vedessero tutto il bene che fate, dunque, seguendo il carisma proprio farebbero subito santo Giuseppe Baldo.»

Si nota dappertutto un grande sviluppo: le case ora, anche nei villaggi lontani sono in muratura e non più di paglia. Nascono con tanti sacrifici, scuole primarie e secondarie, vanno a gara costruirsi le loro chiese le varie denominazioni dei cristiani. Rimangono al palo le strade, che sono come la via crucis. E arrivata ovunque la corrente elettrica, tantissimi hanno il telefonino e girano e corrono molte motociclette. A vedere come le caricano anche con 10 taniche di acqua...cose incredibili. Tutto bene allora? Direi molte cose realizzate. La popolazione si è raddoppiata in 25 anni. Ora in Kenya sono in 48 milioni di anime, da Nairobi a Thika una interminabile linea di condomini e fabbriche e mercati e 'gente che giorno e notte corrono con il “matato” (specie di pulmino per il trasporto). Il traffico caotico di Nairobi, con le le baraccopoli che crescono sempre più intorno la city. La situazione politica è ancora incerta. Sono tutti fattori che destano preoccupazione! La vita in missione è un po' diversa. Si vive la gioia della fede, che infonde la speranza verso il futuro. Con la nostra gente abbiamo ringraziato il Signore per il bene operato dai sacerdoti,  laici,  volontari veronesi e dalle suore. Per noi è stato un segno di consolazione vedere che tantissimi cristiano anziani ci hanno detto: grazie Verona, grazie Diocesi di San Zeno, grazie a tutte le persone buone che ci hanno fatto del bene.

 

Don Elio Tomanin

don Giorgio Boninsegna

don Alessandro Pesavento

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