Povero Congo… Featured

 

D. Chiara, cosa manca in R.D. Congo oggi?

Manca il rispetto dei diritti umani fondamentali e lo spazio per esprimere il proprio dissenso, per reclamare i diritti. Ogni 19 del mese c’è il rischio che la protesta diventi guerra civile. È iniziato il 19 agosto, con il bagno di sangue. Il 19 novembre ero a Kinshasa e alle 5 del mattino l’esercito ha posto in stato d’assedio il quartiere dove si trovano le sedi dei partiti di opposizione. Era prevista per quella giornata il meeting delle opposizioni per chiedere a gran voce la data delle elezioni. Ovviamente tutto bloccato. Chiedere che il popolo si esponga con delle elezioni oggi in R.D. Congo vuol dire cambiare le carte in tavola.

D. In che senso?

La  popolazione fa pressione perché i governanti rinuncino ai loro interessi e privilegi. In Congo oggi il 10% della popolazione è ricchissimo e il 90% fa la fame, con una situazione che degenera di mese in mese. Il diritto allo studio è calpestato, le famiglie devono pagare gli insegnati. Per non parlare  del diritto alla salute, trasformato in ricatto. La sanità la popolazione se la deve pagare fino all’ultimo centesimo. E stiamo parlando di uno dei paesi più ricchi di risorse al mondo. Gli straricchi possono permettersi di prendere un aereo e farsi curare in qualsiasi città europea ma la maggioranza non ha diritto a qualità delle cure. C’è un bassissimo standard qualitativo nelle strutture sanitarie del paese e, ripeto, tutto a pagamento.  La popolazione vuole prendersi in mano il futuro, ed è chiaro che la gente vuole cambiare. Magari sbagliando, perché non è detto che la classe dirigente del futuro sia migliore di quella che attualmente governa il paese.

D. Come bisogna starci in questa situazione?

Bisogna starci stando vicino alla gente, cercando di inserirsi nelle situazioni del vissuto della gente. Si deve sentire i loro bisogni, interpretarli, non sostituirsi al loro bisogno di cambiamento ma in qualche maniera  essere loro amplificatori  e ambasciatori in Europa. Il silenzio è complice, certi massacri anche di queste settimane nel Kivu sono possibili solo  per silenzio generalizzato dell’opinione pubblica mondiale. E’ una guerra di bassa intensità,  una violenza episodica ma continua, quasi sotterranea, che ha fatto già 5 milioni di morti.

D. Troppo ricco il Congo per rimanere in pace?

Si, finché noi preferiamo che sia così, fintantoché preferiamo scambiare i minerali e le risorse naturali con armi  invece di  pagarli il prezzo giusto. Le multinazionali che controllano le risorse del Congo hanno bisogno di un governo corrotto per avere libero accesso alle immense risorse.  Mantenere l’area destabilizzata conviene non poco.

D. Quando ha cominciato ad avere questa passione?

Ho cominciato a sognare quando ero bambina, impressionata dal racconto dei missionari che venivano nella  mia scuola e anche in  casa mia. Ho iniziato a sentire il desiderio di  diventare medico per curare gli ultimi. Ho studiato medicina con questo obiettivo, e mi ha dato una forza immensa.  Sono prima partita la prima volta per il Nicaragua con il Mlal (Movimento Laici America Latina), dove sono stata a fianco di questa gente povera che voleva lottare contro l’impoverimento  e la mancanza di opportunità per il futuro. Poi sono arrivata in Congo. MI sono sempre trovata in paesi in guerra, in situazioni estreme. La cosa che mi fa ancora arrabbiare molto è il  silenzio complice dei media.  Tutte le atrocità diventano possibili quando non se  ne parla.  Oggi le chiamano guerra a bassa intensità, nel senso che non hanno grossi obiettivi strategici, ma la gente -le donne, i bambini- saltano sulle mine. Il mio grande dispiacere è quando devo usare il bisturi come strumento di mutilazione.

D. Anche lei ha avuto una mutilazione…

Si, è successo anche a me: mi sono trovata dall’altra parte del bisturi! Ho scoperto la meraviglia di appoggiarti ad un altro per fare quei gesti che prima erano naturali. Ho perso la  mano destra…. per trovare migliaia di mani destre, ho scoperto  con entusiasmo la voglia di formare altra gente. Le cose che prima facevo da sola poi le ho insegnate. Le facevo da sola ed era inutile perché non facevo crescere gli altri. Per esempio come far nascere un bambino, come eseguire un cesareo, come eseguire piccoli interventi chirurgici… sono diventata formatore, ed è il progetto che sto seguendo con Progetto Mondo- Mlal, ovvero una scuola per infermieri, che sosteniamo con delle borse di studio, coinvolgendo molti amici.

P.A.

Joomla Templates by Joomla51.com

Il sito di CMD VERONA utilizza i cookie tecnici per migliorare la navigabilità del sito. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, vedere la nostra Cookie Policy.

Accetto i cookies da queto sito.