NON LASCIATE CADERE LA PROFEZIA
Americhe

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“Voi siete il sale della terra (Mt 5,3). Queste parole vi furono consegnate non per la vostra vita, ma per la vita del mondo. Non vi invio a due città, né a dieci o venti. Non vi invio a un solo popolo, come i profeti anticamente, ma alla terra, al mare, all’universo intero. E tutto questo in pessimo stato. Perché dicendo: “Voi siete il sale della terra, mostra che tutta la natura umana ha perso il suo sapore e è corrotta dal peccato. [...] Non crediate, così dice, di essere coinvolti in piccole scaramucce né di essere coinvolti in piccole questioni: Voi siete il sale della terra.” (San Giovanni Crisostomo, Liturgia delle Ore, 20° domenica del Tempo Comune).

Le parole del Crisostomo risuonano in me come un grido di allarme e un rinnovarsi dell’invio. Si uniscono alle parole di Don Pedro Casaldaliga, che, quasi lasciando le sue ultime parole, il suo testamento, diceva e si preoccupava che la Chiesa, noi tutti battezzati, non lasciassimo cadere la profezia.

La mia visita a Verona, quest’anno è stata caratterizzata da interviste, dibattiti e scambi di opinioni tra amici. Percepivo il grande interesse per il Brasile come nuova potenza mondiale emergente, in contrasto con la crisi dell’Italia e dell’Europa. Io confermavo questa lettura e completavo che tutto può durare un decennio o poco più, ancora. Il Brasile sta seguendo lo stesso cammino dell’Europa, degli Stati Uniti, del “Vecchio Mondo” al tempo in cui la preoccupazione degli stati emergenti è di conquistare le nuove terre (Africa, Asia e Americhe). In questa stessa logica si sta muovendo il Brasile, spinto dai venti della globalizzazione e dal motore del Prodotto  Interno  Lordo(PIL), in una nuova situazione politica sorretta da un apparato apparentemente democratico.

Mi spiego

Mi spiego. L’apparato apparentemente democratico di cui parlo è dato dal fatto che da quasi 35 anni possiamo dire che è finita qui la dittatura militare, la gente vota (per obbligo, non per volontà propria) e sceglie i suoi candidati al governo locale, statale o federale. Ma, finita la dittatura, mano lunga di poteri occulti stranieri, grazie ad una autonomia e ad una maggiore autostima dei poteri politici e economici interni, la gente ancora è all’oscuro delle mosse e dei piani che fanno dar passi “da gigante” a questo paese e ai paesi che ancora oggi sono in lotta per mantenere la sedia dei “G” di questo mondo (e all’ONU una funzione marginale). Come anticamente l’Europa, oggi il Brasile investe in forma coloniale in Africa, Asia e America Latina, comprando materia prima (carbone, minerali, petrolio). Ci sono informazioni che l’impresa di minerali Vale del Rio Doce, signora in molte parti del Brasile (Pará, Minas Gerais, principalmente), dove ci sono grandi estrazioni minerali, oggi si trova in Africa (Angola, Mozambico e Sud Africa). In Brasile si stanno facendo grandi lavori (dighe, idroelettriche, canali di integrazione e linee ferroviarie) per poter favorire il commercio estero, sostenere il PIL, favorire i trasporti interni fino ai porti e aeroporti commerciali più strategici e assicurare l’energia elettrica per tutto questo impianto commerciale.

Ma la gente dov’è?

Ma dove la gente trova posto in questo progetto? Manodopera! Per questo non si investe nell’educazione superiore se non in scuole professionali o in università d’ elite,  per pochi ricercatori a servizio del commercio e non della salute pubblica (benessere sociale a tutti i livelli, salute fisica, mentale, ecc.). Che l’apparato politico sia apparentemente democratico lo prova il fatto che le decisioni sono imposte ai poveri senza dialogo, senza condizioni e senza  sapere quale sia il progetto finale. Ancora una volta i poveri sono esclusi o trattati (usati) come forza-lavoro. Possiamo chiamare questa “democrazia”? Le informazioni sono mediate, secondo gli interessi. Gli accessi sono chiusi. I capitali e i beni comuni sono privatizzati. In quale direzione sta andando l’umanità?

Rileggere i profeti, come ci aiuta la Liturgia delle Ore, ci fa pensare alla nostra missione di cristiani, inviati a tutta l’umanità, per preoccuparci con tutti gli uomini e donne di questo mondo, perché fin che ci sarà anche un solo uomo che soffre, il Cristo ancora starà percorrendo la Via Crucis, ingiuriato, percosso e spinto fuori dalla città dove sarà crocifisso.

Ascoltiamo di nuovo San Giovanni Crisostomo: “Pensate a quante e a che grandi città vi invio come amministratori”. Lui parla di amministratori, è come se intendesse che Gesù ha inviato i suoi discepoli per essere responsabili delle città di questo mondo. E continua, interpretando le parole di Gesù: “Per questo non vi voglio appena prudenti...”. So che le parole di un padre della Chiesa non hanno il peso delle parole del vangelo, ma permettiamoci di sentire la forza di questo invito alla missione. Non possiamo noi cristiani essere semplicemente prudenti. Dobbiamo osare perché l’umanità sia sempre più umana. “Per questo non vi voglio appena  prudenti, ma che facciate diventare gli altri simili a voi. Se non sarete così, non sarete di vantaggio neanche per voi stessi.” Ricordiamoci a quale grazia il Signore ci ha chiamati: quella della nostra vocazione cristiana.

Don Alberto Reani

Fidei donum veronese in Brasile

 
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