“MENO MALE CHE A CUBA CI SONO I LAICI” Featured

 

 Don Gioacchino Gaiga, fidei donum a Cuba in queste settimane è a Verona. Lo abbiamo intervistato al Centro Missionario Diocesano.

Don Gioacchino: come va con il nuovo presidente?

Beh, almeno dal punto di vista della parola data, Raul Castro è stato di parola. Aveva detto che nel 2018 si ritirava e così è avvento. Il Parlamento ha votato Miguel Díaz-Canel, una persona che innanzitutto deve dare garanzia del cambiamento ma diciamo così, nella tradizione!. La garanzia di portare avanti l’ideologia, di difendere la “revolucion”, anche se nella Cuba comunista si fa strada a passi significativi il libero mercato. E’ giovane li nuovo presidente,  quindi si spera che abbia meno vincoli con il passato. Si parla incessantemente di riforma della costituzione, di cambio. Vedremo se saranno a favore della democrazia oppure no.

D. Ci sono alcuni segni evidenti di cambiamento?

Negli ultimi  anni il governo ha aperto all’iniziativa dei privati e questo ha portato al moltiplicarsi di negozietti ad esempio con prodotti dell’agricoltura, che solo 10 anni fa non c’erano. Delle piccole rivendite, dove chiaramente il prezzo è  maggiore dell’emporio dello stato, ma trovi di tutto, lo trovi subito senza fare code interminabili. Quindi il problema adesso diventa guidare l’iniziativa privata con il centralismo dello stato. E controllare i prezzi, che rimangano accessibili alla stragrande maggioranza dei cubani che hanno stipendi non certamente all’altezza per acquistare in questi negozi frutto della timida apertura al libero mercato di Cuba.

D. Dal punto di vista della libertà di espressione si muove qualcosa?

Come al solito c’è il controllo di quello che fai e quello che dici,  ma c’è da registrare l’avvento di autocritica da parte del regime, che prima non era ammessa. E’ famosa  una trasmissione comica della televisione cubana, Panfilo, che fa una sottile ironia sugli sbagli della rivoluzione o sulle cose che non funzionano nel sistema di governo.  Spesso anche nei telegiornali si da spazio alla denuncia di corruzione o a qualche altro degrado del sistema. Sono cose del tutto nuove, fino a qualche anno fa impensabili.

D. E dal punto di vista della fede?

La chiesa cattolica in questi ultimi anni è sotto pressione anche per la presenza di altre espressioni di fede come gli evangelici e i pentecostali che hanno seguito, riempiono spazi e conquistano il cuore dei cubani con promesse certamente non realizzabili.  E attaccano di continuo la chiesa cattolica, il loro vero nemico da combattere. L’invito dei nostri vescovi a di rimanere accanto alla gente e di  annunciare la gioia del vangelo con entusiasmo. Per quanto mi riguarda, da circa un anno oltre alla parrocchia della Virgen de los Remedios, alla periferia di Pinar del Rio il vescovo mi ha incaricato di un’altra parrocchia, san Francesco d’Assisi: zona moderna, sempre alla periferia della città, grandi edifici, 50 mila abitanti. I preti colombiani che la gestivano sono rientrati e il vescovo, a corto di preti locali e missionari, sta chiedendo a tutti degli sforzi.  Lo faccio volentieri, ma sommando la mia parrocchia  alla nuova arriviamo a 80 mila persona. Meno male che a Cuba ci sono i laici….

Paolo Annechini

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